Il sindaco di Lecce: “Alle città mancano le linee-guida per la ripartenza, questa è la Fase uno e mezzo”

“Mi chiedo: come potremo garantire l’accesso alle spiagge libere? Tutti parlano delle regole per gli stabilimenti balneari. Ma Lecce ha 22 chilometri di costa e il diritto al mare, alla balneazione, è un diritto di tutti al benessere psico-fisico. A noi sindaci mancano linee-guida”. Carlo Salvemini, sindaco di Lecce, 53 anni, civico, alla guida di una giunta di centrosinistra, comincia dalle cose concrete. Gli annunci della Fase2 gli piacciono poco.
Sindaco Salvemini, cosa c’è che non va in questa Fase 2?
“Probabilmente c’è stata una aspettativa impropria. Nel decreto sono semplicemente adeguate le misure restrittive della Fase 1, senza una strategia complessiva. Ma abbiamo davanti una sfida per la ricostruzione economica e sociale del paese. E l’accoglimento di questa sfida ancora non si percepisce. Chiamerei quella annunciata dal governo la Fase uno e mezzo”.
Quale è la sua preoccupazione?

“La gestione della Fase 2 impone di garantire le tre T (tamponi, tracciamenti, trattamenti) in maniera omogenea in tutte le Regioni. E’ fondamentale, anche se l’andamento dell’epidemia è diverso regione per regione con l’85% dei nuovi casi positivi è in Lombardia, mentre gli ultimi dati ne davano 10 in Puglia, zero in Basilicata, 18 in Campania, 7 in Calabria e appunto 590 in Lombardia”.
Lei è critico. Cosa farebbe?
“Non ho la pretesa né la presunzione di indicare soluzioni. Però il tempo che ci attende, che non sappiamo quanto durerà, sarà più complicato di quello che stiamo vivendo. Perché garantire il rispetto del distanziamento fisico e del divieto di assembramenti in città vuote è un conto, mentre con la ripresa della vita produttiva e sociale, un altro”.
Non basteranno i controlli?
“Esattamente. I controlli delle forze di polizia non basteranno ovviamente. Ci vorrà una grande prova di responsabilità individuale. Le conseguenze economiche di due mesi di lockdown dureranno anni, purtroppo. Produzione, occupazione, capacità di spesa delle famiglie hanno subito colpi pesanti. Noi sindaci sappiamo di essere in prima linea in questo scenario di complicazioni. E siamo pronti a fare la nostra parte, ad aiutare il governo e il paese. Però l’importante è che non ci si arrivi con le casse vuote”.
Avete bisogno di risorse.
“Sì. I Comuni sono aziende che garantiscono servizi pubblici che sono diritti di cittadinanza, ancora più importanti per assicurare coesione e giustizia sociale in momenti di crisi. Abbiamo bisogno di risorse per aiutare le nostre comunità”.
Cos’altro manca?
“Manca una visione. Penso ai bambini. Sono da due mesi bloccati in casa. La voce delle famiglie, del sistema educativo non ha avuto la stessa attenzione del mondo produttivo. E’ affidata ai sindaci la valutazione sulle riaperture di parchi e giardini con il giusto distanziamento. Noi però non abbiamo neppure linee-guida. Faccio l’esempio delle spiagge libere perché Lecce ha 22 chilometri di costa e io ritengo il diritto al mare un diritto di tutti al benessere psico-fisico. E ci sono le famiglie con numerosi figli piccoli a cui garantire il verde sempre in modo regolato”.
Perciò attende istruzioni più precise dal governo?
“Mi auguro ci siano indicazioni più precise.  Da giugno poi si ripristinerà la libertà di movimento sul territorio nazionale, immagino, come sostengono i costituzionalisti dal momento che una sospensione di questo tipo non può durare troppo a lungo”.
Lecce da dove riparte?
“Per le città a vocazione turistica è necessario il rilancio. Noi ad esempio, dovendo rispettare il distanziamento prevediamo di raddoppiare gli spazi per i tavolini all’aperto facendo tuttavia pagare la stessa tassa di occupazione di suolo pubblico. Ripartiamo dalle aree parco per i nostri figli. E un’attenzione particolare anche alla riapertura dei cimiteri che ci è stata chiesta dai cittadini. Comunque l’intero paese in queste sette settimane ha dato prova di resistenza civile. C’è una sofferenza autentica ma l’equilibrio con cui è stata affrontata, non era scontato”.
 


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