In viaggio nella ‘Celestia’ di Manuele Fior

MANUELE FIOR, CELESTIA (OBLOMOV, Libro 1/2 pp 142, euro 18. Libro 2/2, pp 136, euro 18). Spiazza, disorienta, in una sospensione che sembra raccontarci quello che stiamo vivendo nei giorni della pandemia, Manuele Fior, uno dei disegnatori più apprezzati in Italia e all’estero, nel doppio libro a fumetti ‘Celestia’ pubblicato da Oblomov. 

Tutto parte da una grande e imprecisata invasione arrivata dal mare. “Molti sono fuggiti, alcuni hanno trovato rifugio su una piccola isola della laguna: Celestia”. Così si apre il racconto che ci porta in un labirinto di calli e ponti, atmosfere blu e nere che poi si aprono alla luce, al giallo. Siamo in “un’isola di pietra, costruita sull’acqua più di mille anni fa” : Celestia appunto dove non è difficile riconoscere una Venezia vera e nello stesso tempo sognata e dove incontriamo un gruppo di ragazzi accomunati dal potere della telepatia tra cui Pierrot e Dora che tutti cercano. Il loro punto di riferimento è il dottor Vivaldi che vive in uno strano palazzo dove Pierrot non vuole stare. Ma le atmosfere dei disegni di Fior, artista di respiro internazionale che ha vissuto a Venezia, hanno il sopravvento sulle parole e fanno sentire un senso di angoscia, spavento e la grande tristezza di Pierrot che ogni giorno si disegna una lacrima sul viso.

Tra spaesamenti, imprevisti, alfabeti indecifrabili, ‘Celestia’ è soprattutto un viaggio visivo che inquieta, a cui affidarsi senza farsi troppe domande. La maggior influenza viene da Iosif Brodskij del quale Fior cita un passaggio da ‘Fondamenta degli incurabili’. “Il lento procedere del vaporetto attraverso la notte era come il passaggio di un pensiero coerente attraverso il subconscio”. E ci sono anche i versi di Pierrot.

La sfida, se così si può chiamare, di Fior, è quella di regalarci “un racconto sulle paure del vecchio mondo, la forza incontenibile delle giovani generazioni e la possibilità di un’umanità nuova, ancora senza nome”. Ed è proprio questo non avere ancora un nome che può affascinare e spaventare tra deja-vu e falcate veloci sui ponti, dure, sorde “come il passo sul selciato”. C’è anche un nemico senza nome, che non si sa chi sia. Celestia è una sorta di Gotham City, l’ultimo posto dove c’e’ vita in un deserto che avanza. E quando Pierrot e Dora scappano dall’isola entrano in uno strano castello rosa che sembra una fortezza dove ci sono un padre, una madre e un bambino. Il piccolo parte con loro in una vecchia auto a energia solare. Poi c’è un castello a forma di albero dove vive una nonna e poi tanti bambini in un altro castello. Il secondo volume, in continuità con il percorso del primo, è un viaggio nella terraferma tra comunità che sopravvivono in isolamento nelle loro fortezze per difendersi dalla grande invasione. Sono i bambini a prendersi cura dei pochi adulti superstiti e la telepatia è più diffusa di quanto si potesse immaginare.

Fior, che è nato a Cesena nel 1975, ha vissuto a Oslo, Berlino e ora risiede a Parigi, ci fa compiere dopo ‘L’intervista’ e ‘Le variazioni d’Orsay’ un percorso simbolico, da decifrare, dove a scandire il ritmo sono le tappe dell’uomo, il suo progredire tra evoluzione e involuzione, verso un’umanità nuova. (ANSA).
   


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