Ipocrisia a Cinque Stelle: in croce la sanità lombarda ma Casalino si cura a Milano

Ma dov’era Rocco Casalino quando Giuseppe Conte dava il via alla pubblica lapidazione della sanità lombarda? Era il 24 febbraio e proprio mentre scoppiavano i primi casi di Covid a Lodi il governo, che fino a pochi giorni prima invitava gli italiani a fare aperitivi in compagnia, fece trapelare che la colpa era di «una falla» nei controlli locali e Giuseppe Conte ebbe il buon gusto di condannare, naturalmente senza processo, il presidio sanitario di Codogno. Per il premier infatti, il focolaio del lodigiano era «complice un ospedale che non ha osservato determinati protocolli». Da allora la cassa di risonanza di Pd e 5 Stelle non ha cessato un attimo di puntare il dito accusatore, nemmeno mentre i camion dell’esercito portavano via le bare da Bergamo.

Ecco, non sappiamo con certezza dove fosse all’epoca Rocco Casalino, né sappiamo perché da portavoce di Conte non gli abbia consigliato di moderare le accuse alla sanità lombarda, ma sappiamo dov’era ieri e cosa pensa lui degli ospedali della Regione più ricca d’Italia: ieri Casalino era ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano per un intervento alla mandibola.

Niente di serio per fortuna e, a quanto riporta l’agenzia AdnKronos, il comunicatore, formatosi all’ombra di Beppe Grillo, è già ripartito per Roma. Dunque il portavoce del premier che ha ingaggiato una guerra contro la sanità lombarda deve averne un’altissima opinione, visto che quando ha avuto bisogno si è rivolto proprio a un ospedale lombardo.

E non uno qualunque dei tanti ospedali pubblici della regione, ma una struttura privata di eccellenza che annovera tra i suoi principali sostenitori Silvio Berlusconi, leader anche lui in questi giorni ricoverato al San Raffaele, che con Conte non è mai stato tenero.

Un bel riconoscimento per la vituperata Lombardia, quasi uno spot. Eppure per mesi e mesi tv e giornali vicini al governo e alla coalizione giallorossa, mentre da una parte chiedevano un clima di concordia per lasciare lavorare il governo durante l’emergenza, vivisezionavano la sanità lombarda sbeffeggiando l’assessore alla Salute Giulio Gallera e il presidente della Regione Attilio Fontana. Le accuse più frequenti? Troppa sanità privata in Lombardia e troppa ospedalizzazione. E a chi si è rivolto il portavoce della coalizione che muoveva queste accuse? A un ospedale privato lombardo. Del resto niente di nuovo sotto il cielo: quanti leader della sinistra lesti a lodare la scuola pubblica poi iscrivono i propri figli in college privati?

Con la sanità però si è andati oltre. Nessuno dice che quella lombarda sia esente da difetti e sicuramente sarà utile un sereno esame su come ha affrontato il Covid. Ma che squallore quei presidenti di Regione come Lazio, Campania e Puglia, fortunatamente appena sfiorate dal virus, che si vantavano «dell’eccellenza» dei propri sistemi sanitari. Aree che hanno avuto un numero di contagiati venti volte inferiori alla Lombardia e terapie intensive mai finite sotto pressione. Eppure Zingaretti, Emiliano e De Luca ne hanno approfittato per vantarsi di avere «sconfitto il virus».

Rocco Casalino, che ha ovviamente il diritto di farsi curare dove vuole e da chi vuole, è di origini pugliesi e per lavoro abita a Roma. Ma come mai, cari Emiliano e Zingaretti, per la sua salute ha scelto Milano?


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