Iraq, l’Isis rialza la testa. Così il Califfato approfitta dell’emergenza coronavirus per riprendere gli attentati

Niente di meglio che un’epidemia per distrarre l’impegno e l’attenzione delle forze internazionali dalla lotta contro ciò che resta del Califfato. In Siria e soprattutto in Iraq l’Isis sta approfittando dell’emergenza sanitaria e delle conseguenti difficoltà economiche per rialzare la testa, con una nuova ondata di attentati.

Nella provincia irachena di Salahaddin e nella zona della città di Jurf al-Nasr, poco lontano da Babilonia, le cellule jihadiste sopravvissute al crollo dello Stato Islamico hanno preso di mira le milizie sciite Hashd el Shabi, “Unità di mobilitazione popolare”, sostenute dall’Iran ma ormai inquadrate nelle Forze armate di Bagdad. Le milizie sostengono di aver respinto gli attacchi, ma questi sono solo gli ultimi episodi di un’offensiva articolata,  che comprende attentati alle forze di polizia – domenica tre agenti sono rimasti uccisi e due feriti a Zaghniya, nella provincia di Diyala; un altro ufficiale è stato ucciso poco lontano da Kirkuk il 12 aprile – ma che punta soprattutto alle milizie sciite: in un altro attacco nella provincia di Salahaddin, sabato scorso, dieci miliziani sono rimasti uccisi.

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