Israele, ok del parlamento al governo più numeroso della storia del Paese: 34 ministri

GERUSALEMME –  Dopo 507 giorni di stallo politico e 3 tornate elettorali, in Israele è nato il 35mo governo, con una larga maggioranza di 73 voti a favore e 46 contrari. Sarà il quinto esecutivo (il quarto di fila) per Benjamin Netanyahu (Likud), che questa volta dovrà però condividere la poltrona con l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz (Blu e Bianco), con il quale scatterà la rotazione il 17 novembre 2021.

A differenza di quanto avvenne nel 1984 con il governo di rotazione Peres – Shamir, oggi Netanyahu e Gantz hanno prestato giuramento entrambi nella funziona di primo ministro. È stato questo uno dei punti più discussi della estenuante trattativa tra le due fazioni politiche, in quanto ha comportato un cambiamento nelle leggi fondamentali del Paese, volto ad ancorare nella legislazione l’obbligo di adempiere alla rotazione. Ed è anche uno dei segnali della diffidenza su cui si regge questo governo di emergenza nazionale, la cui futura stabilità è un grande punto interrogativo.


“Ci sono più ministri e viceministri che persone ricoverate in terapia intensiva per il coronavirus” – effettivamente 50 contro 48 – ha attaccato Yair Lapid in un passaggio del durissimo discorso durante la cerimonia di insediamento, in cui ha accusato il suo ex partner politico Gantz di aver tradito il proprio elettorato e “di essersi venduto per le poltrone”. Dopo la scissione del suo partito “Yesh Atid” dall’alleanza Blu e Bianco, Lapid diventerà ora capo dell’opposizione.

Ed è effettivamente il governo più nutrito della storia del Paese: 34 ministri e 16 viceministri. Un intricatissimo puzzle che ha costretto Netanyahu a rinviare il giuramento da giovedì a domenica per accontentare le richieste degli alleati politici e dei suoi parlamentari e ministri uscenti. Per riuscire a incastrare tutti i tasselli, sono stati suddivisi ministeri (Energia e Risorde idriche, per esempio, d’ora in avanti saranno due decasteri diversi) e ne sono stati creati nuovi di zecca: uno dei più curiosi, il “Ministero per il Rafforzamento Comunitario”, affidato a Orly Levy, che ha rotto un’alleanza con il partito di sinistra Meretz e con i laburisti il giorno dopo le elezioni e che andava quindi ricompensata; seguita poco più tardi anche dai due soli superstiti dello storico Partito Laburista – quello dei fondatori della patria – che pure sono venuti meno alla promessa elettorale “di non sedersi mai con un premier accusato di corruzione” e si sono aggiudicati il Ministero dell’Economia e del Welfare.

repIntervista

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