Italia umiliata. Di Maio, sveglia

Abbiamo la ragionevole certezza che un ragazzo italiano, Giulio Regeni, sia stato torturato da funzionari di un paese estero così ha ricostruito la procura di Roma – per nove giorni con oggetti roventi, lame e bastoni fino alla morte nella stanza numero 13 sede dei servizi segreti egiziani a Il Cairo. Ed è certo che da tre mesi, per l’esattezza 104 giorni, diciotto marittimi italiani si trovano in stato di fermo in Libia per aver sconfinato dalle nostre acque territoriali con il loro peschereccio salpato da Mazara del Vallo.

È certo che il presidente-dittatore egiziano Al-Sisi non ha mai voluto saperne di collaborare con le autorità italiane e che viceversa ha tentato più volte di depistare le indagini dei nostri pm. Ed è certo che nonostante questo due giorni fa è stato ricevuto con tutti gli onori da un alleato dell’Italia nonché vice leader dell’Europa dopo la Merkel, il presidente Francese Macron che all’Eliseo gli ha consegnato pure la «Legion d’onore», la più alta onorificenza della repubblica transalpina.

È altrettanto certo che le autorità, si fa per dire, di Tripoli per rilasciare i pescatori italiani pretendono che noi si liberi quattro ceffi libici ex calciatori riconvertiti allo scafismo detenuti nelle carceri italiane dopo essere stati condannati a trent’anni per traffico di essere umani e l’omicidio di 49 migranti.

Quindi, per riassumere, appare certo che questo governo non conta nulla sullo scacchiere internazionale, abbandonato anche dagli alleati che non solo non si adoperano per difendere l’Italia – paese socio dell’Europa – ma addirittura si permettono di umiliarla come ha fatto Macron stendendo il tappeto rosso ai piedi di Al-Sisi.

Io capisco le «ragioni di Stato», cioè che ci sono segreti inconfessabili per cui le cose devono andare in un modo anziché in un altro, che in ballo sia in Egitto che in Libia – ci sono interessi economici rilevanti per l’intero Paese, che insomma nulla è semplice né è come appare. Ma l’ultima certezza della serie è che abbiamo un ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, tanto inesperto e incapace che non solo i problemi non li risolve, ma non riesce neppure a confezionare una storia credibile che renda meno insopportabile l’amaro calice. Non dico che debba mostrare i muscoli che non ha, ma almeno lo sforzo di tirare la pancia indietro per sembrare meno moscio potrebbe farlo.



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