La Ballata delle nostre anime di Mauro Garofalo

MAURO GAROFALO, BALLATA PER LE NOSTRE ANIME (MONDADORI, PP 348, EURO 19,50). Le voci e gli spazi del silenzio, il tempo che si srotola avanti e indietro e i fantasmi che evocano storie perdute e mai risolte. I morti che parlano e si guardano vivere in una personalissima Spoon River e i vivi che scompaiono e diventano leggenda.
    Mauro Garofalo nella sua ‘Ballata per le nostre anime’, pubblicata da Mondadori e ispirata alla vera figura del pluriomicida Simone Pianetti, riesce a far parlare cronaca nera, mito, dicerie e leggende costruendo un tessuto narrativo nuovo che le contempla tutte e le supera. Racconta la storia di un uomo misterioso, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, ma non scrive una biografia, piuttosto entra in una vicenda e fa diventare protagonisti anche i contorni e gli eventi storici, con un respiro epico.
    Le prime righe della ballata ci portano subito, dirette e crude, nel cuore di una tragedia: “Questa è la storia di Simone Pianetti, uomo tranquillo, padre di otto figli, onesto lavoratore, che un giorno imbracciò il fucile e uccise cinque uomini e due donne”.
    Poi Simone sparisce, fugge sui monti, lo cercano un esercito di persone, ma non viene mai trovato e resta un ricercato. Siamo al 13 luglio 1914, a pochi giorni dalla prima Guerra Mondiale, quando il Pianetti compie il suo gesto folle in una frazione di Camerata Cornello, in Val Brembana, una delle zone più colpite, oltre un secolo dopo, dal Covid-19. Su di lui sono state dette tante cose e ancora oggi nel bergamasco quando c’è un torto che non si ha la forza di riparare si dice: “Ci vorrebbe il Pianetti”.
    Bello, con due occhi grigi che non lasciavano scampo, cocciuto, cacciatore al cui grilletto non poteva sfuggire nessun camoscio, Simù, ‘la volpe che cacciava camosci’, come lo chiamavano, è il figlio mediano, diverso dagli altri, di una famiglia in cui si diceva che il nonno avesse stretto un patto con il diavolo per garantirsi il successo negli affari. Emigra in America, lavora a Pittsburgh dove incontra Emily, la ragazza dai capelli rossi con la voce musicale, che deve lasciare e con lei forse la possibilità di una vita diversa.
    “E azzurro, azzurro ovunque, azzurro screziato dai raggi luminosi dell’East River…” scrive l’autore. Ma Pianetti è costretto a scappare anche dall’America. Torna in Val Brembana, apre una locanda, si sposa e fa tanti figli. Tutto esplode quando una congiura, vera o presunta, porta al fallimento la sua attività e un mulino che ha in gestione.
    “Frantumi. Gli anni del rientro gli avevano dato solo questo.
    Sovente si era chiesto se aveva fatto bene: ‘Non dovevo tornare’, più un buco nel cuore che un rammarico. La ragazza dai capelli rossi ridotta a un’idea soltanto, stava scomparendo tra le nebbie della baia dell’imbarco alla stessa maniera la rimessa di vini e olii” scrive Garofalo, 45 anni, giornalista e fotoreporter oltre che scrittore, già autore di due romanzi pubblicati da Frassinelli, ‘Alla fine di ogni cosa’ con un pugile che si oppone al nazismo e del feuilleton western ‘Il fuoco e la polvere’ con il Capitan Bosco, una specie di Robin Hood che sta dalla parte dei poveri della Maremma. Due libri in cui la scrittura procede per immagini, con due personaggi positivi.
    Questa volta si spinge più in là, con il Pianetti indaga anche l’oscuro e scrive un romanzo corale che attinge a una forza antica, arcaica, che sta nascosta in ognuno di noi.
    Simone uccide sette persone tra cui il medico, il giudice e il parroco del paese. Ma quale può essere la voce di un pluriomicida d’inizio Novecento? E quale la voce dei morti ammazzati? Per raccontarlo Garofalo alterna nei capitoli dispari le vicende del protagonista e dei personaggi che ruotano intorno a lui con in mente il Pratolini delle ‘Cronache dei poveri amanti’ e nei capitoli pari fa parlare i morti e la natura.
    “Forse è davvero tutto sbagliato. Mentre siamo in vita non lo sappiamo. Non abbiamo il coraggio per cambiare e invece basterebbe solo essere onesti, ma onesti davvero, con se stessi” dice il segretario comunale.
    Nella ballata ci sono la carnalità e la materialità, il selvatico dei boschi, della natura, degli animali e della caccia, ci sono la poesia delle nostre paure, delle malinconie e amori, delle cose incomprensibili. E c’è una musica di sottofondo che mescola le voci e le note. (ANSA).
   


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