La calunnia sulla “condanna” di Berlusconi, neppure processato per il lodo Mondadori

Silvio Berlusconi non ama le querele per diffamazione: e comunque in queste ore ha altre preoccupazioni. Ma quando leggerà i giornali di questi giorni, potrà – ammesso che ne abbia voglia – fare una eccezione alla sua abitudine, e togliersi la soddisfazione di querelare Carlo De Benedetti, ex proprietario di Repubblica e ora editore di Domani. Che presentando la sua nuova creatura al festival di Dogliani, ha dapprima riservato un aggettivo spietato al Cavaliere, ricoverato per Covid-19 al San Raffaele, dandogli dell’«imbroglione». E fin qui la faccenda si colloca nella sfera del rispetto umano e del buongusto, dalla quale – per valutazione bipartisan – il commento dell’Ingegnere ha ampiamente tracimato. Ma in seconda battuta, per giustificare e rivendicare la spietatezza del giorno prima, ha aggiunto De Benedetti ha aggiunto una falsità. Spiegando che l’epiteto di «imbroglione» sarebbe pienamente giustificato dalla storia giudiziaria di Berlusconi: «Imbroglione? Certo, è la Cassazione che lo ha detto: ha pagato per comprarsi un giudice. C’è qualcosa di più che comprarsi un giudice?».

Il riferimento è alla vicenda del Lodo Mondadori, la sentenza che nel 1990 assegnò alla Fininvest il controllo della casa editrice milanese. Effettivamente, la Procura milanese accusò cinque anni dopo Berlusconi di avere versato una tangente a uno dei giudici che emisero la sentenza. Ma a quella accusa non è mai seguita alcuna condanna. Nè da parte della Cassazione, nè di alcun altro giudice. Anzi: il primo magistrato cui il pm Ilda Boccassini si rivolse per chiedere di mandare Berlusconi a processo, il giudice preliminare Rosario Lupo, respinse integralmente la richiesta, parlando di «insanabile inidoneità degli elementi a sostenere in giudizio l’accusa» basata da «semplici sospetti».

La Procura ricorse in appello, ottenendo il rinvio a giudizio dei coimputati di Berlusconi, tra cui il giudice Vittorio Metta e Cesare Previti: ma per il Cavaliere si vide respingere nuovamente la richiesta di rinvio a giudizio, visto che per la Corte d’appello anche in caso di colpevolezza il reato attribuito a Berlusconi sarebbe stato comunque coperto dalla prescrizione. Motivo: l’imputato avrebbe avuto diritto alle attenuanti generiche, vista la corruzione giudiziaria diffusa a Roma. La Procura generale di Milano, non si arrese, ricorse in Cassazione: e si vide dare torto una terza volta, perché la Suprema Corte trovò del tutto logico il ragionamento della Corte d’appello milanese.

Dunque: Berlusconi per la vicenda del Lodo Mondadori non è mai stato condannato e nemmeno processato. In nessuna sentenza è scritto che, come dice De Benedetti, «Berlusconi ha pagato per comprarsi un giudice». A venire condannata a risarcire la Cir di De Benedetti è stata la Fininvest, in seguito alla condanna di Previti. Non è una differenza irrilevante. In nessuna sentenza è scritto che, come dice De Benedetti, «Berlusconi ha pagato per comprarsi un giudice».


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