La pandemia pesa sui giovani: il 33,5% dei lavoratori ancora in lockdown ha tra i 20 e i 29 anni

ROMA – Il loro tasso di disoccupazione è triplo rispetto al tasso medio della popolazione italiana già in tempi normali. Ma con la pandemia i giovani sono quasi scomparsi. I più fortunati in casa a seguire le lezioni a distanza della scuola o dell’Università. Le decine di migliaia che avevano uno stage o un tirocinio in corso cancellati in automatico: è previsto lo smart working, lo smart learning, ma non lo “smart internshipping”. I tanti precari che contavano su un lavoro stagionale nel turismo o nei servizi di ristorazione sono fermi in attesa di una non ben precisata ripresa delle attività. Il 33,5% dei lavoratori ancora fermi per il lockdown hanno tra i 20 e i 29 anni, contro il 13,1% tra i 50 e i 59 anni e il 4% degli ultrasessantenni. Mentre, tra i lavoratori che hanno proseguito anche nel periodo di picco della pandemia solo il 14,6% sono giovani, rileva Lavoce.info, e tra le attività che riapriranno il 4 maggio la quota di giovani è di poco più alta, il 16,5%.
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