La rivelazione dell’uomo dell’Oms: “Dopo quel dossier, al ministero…”

La versione di Francesco Zambon. Potremmo chiamarla così. Mentre ieri Ranieri Guerra è andato a Non è l’Arena per rispondere alle accuse sul mancato aggiornamento del piano pandemico (leggi qui), oggi il ricercatore dell’Oms con sede a Venezia trova spazio su Report. Una sorta di scontro tra le diverse anime dell’Organizzazione per mezzo stampa, con la procura di Bergamo alla finestra e i familiari delle vittime che chiedono chiarezza.

Partiamo dal report dell’Oms sulla risposta all’epidemia dell’Italia (definita “improvvisata, caotica e creativa”), prima pubblicato sul sito e poi stranamente scomparso. “Più volte Ranieri Guerra, sia via mail che per telefono – racconta Zambon – mi ha chiesto di modificare la datazione del piano pandemico italiano. Lui voleva che io scrivessi nel rapporto che il piano, dal 2006, era stato aggiornato, usando proprio le parole updated and reconfirmed. Consultandomi con tutti gli autori del rapporto, abbiamo deciso assolutamente che potevamo scrivere reconfirmed perché in effetti non era cambiato neanche di una virgola dal 2006, ma certamente non potevamo scrivere updated cioè aggiornato. Questo sarebbe stato dichiarare il falso ed io non me la sono sentita”. Il motivo è chiaro: se l’Italia avesse avuto un piano aggiornato, dice Zambon, avrebbe affrontato meglio l’ondata di coronavirus. “Non è possibile che un piano di 14 anni fa possa essere attuale – afferma – Il piano pandemico dell’influenza è la base per prepararsi alle pandemie che sono causate da diversi agenti virali. Peraltro ce ne sono stati diversi che sono stati causati da Coronavirus: la Sars nel 2003, poi la Mers nel 2014-2015 anche quello era un campanello d’allarme, e poi è arrivato questo Coronavirus nel 2019″.

Il rischio licenziamento

Guerra – a dire il vero – ieri ha smentito le “minacce” di licenziamento a Zambon, così come di aver fatto ritirare il report. Ma il ricercatore dell’Oms Europa racconta una versione diversa: “Mi telefonò Ranieri Guerra e mi disse che era sulla porta del direttore generale e che se non avessi modificato il testo come richiesto, avrebbe detto che c’ero io dietro la puntata di Report che metteva sotto accusa l’Oms. Ma io della puntata di Report di quella sera non sapevo assolutamente niente. E solo, poi guardandola, capii perché: si facevano pesanti accuse sui legami tra Cina, Etiopia e altre cose e c’era anche una parte dedicata al piano pandemico. A Ginevra c’era una grandissima apprensione per l’inchiesta e quindi anche Tedros certamente lo sapeva, cosa che ovviamente mi avrebbe messo in una posizione estremamente difficile, potevo essere licenziato in qualsiasi momento”.

L’incendio al Palazzo a Roma

L’intervista di Zambon a Report è però piena di altre novità. Soprattutto sul rapporto tra il governo e l’Oms. “Dopo la pubblicazione – rivela il ricercatore – si è innescato un incendio in varie istituzioni di Roma. So per certo che c’era grande subbuglio. Questo devo dire che mi fece molto male”. Non solo. Nella puntata, infatti, Report ha mostrato una e-mail che porterebbe la firma del direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge: “È la questione chiave – si leggerebbe nella missiva – la mia relazione con il ministro che era molto infastidito”. E ancora: “Scriverò al ministro che istituiremo un gruppo di esperti Ministero/Istituto Superiore di Sanità/Oms per rivedere il documento”. Una proposta che Zambon ha trovato “strana”. “Quando mi venne chiesto il testo per fare evidentemente delle modifiche – spiega – io insieme tutti gli autori eravamo tutti concordi nel dire che l’Oms può fare assolutamente quello che vuole ma senza il nostro nome”.

La mail (ignorata) al capo dell’Oms

Nell’intervista, infine, Zambon torna anche su un’altra questione. Il ricercatore spiega di aver informato il vertice dell’Organizzazione, il direttore Tedros, su quanto stava accadendo in relazione al report ritirato. Si legge nella missiva del 28 maggio: “E’ stata ritirata una pubblicazione dell’Oms (approvata a tutti i livelli, compreso il Chief Scientist) danneggiando di fatto la credibilità dell’Oms. C’è il rischio di danni catastrofici in termini di indipendenza e trasparenza se una versione ‘censuratà della pubblicazione fosse modificata’”. A questa mail, rivela però il ricercatore, “non ho mai ricevuto risposta”.



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