La Scala, la ripresa sarà difficile ma lavoriamo

MILANO – “La ripresa sarà molto difficile”: sta in queste poche parole del sovrintendente della Scala Dominique Meyer, solitamente molto misurato nei termini, tutto il dramma dei teatri (lirici e non) obbligati alla chiusura per l’epidemia di coronavirus senza sapere quando e in che condizioni potranno riaprire. Per fare il quadro della situazione, Meyer – che è entrato ufficialmente in ruolo lo scorso 1 marzo a lockdown iniziato – ha inviato una lettera ai dipendenti, che l’ANSA ha potuto visionare.

“Dovremo tenere conto – ha scritto loro – di un calo per diverse ragioni del numero degli spettatori e soprattutto del pubblico internazionale, con una conseguente forte contrazione dei ricavi. Nell’immediato futuro il nostro sforzo comune sarà dedicato in via prioritaria a mantenere il pubblico scaligero e a raggiungere nuovi spettatori”. E dunque via al nuovo sito e a un progetto di digitalizzazione che sarà presentato fra poco, oltre alla possibilità di trasmettere in diretta streaming gli spettacoli, mentre si lavora alla riprogrammazione della stagione in corso e a quelle future, “cercando di recuperare, dove possibile, le produzioni per le quali avevamo effettuato investimenti e che non abbiamo poi potuto realizzare”.

Il pensiero è anche alla riapertura che sarà “in sicurezza”, ma anche “all’altezza” della storia della Scala, anzi che “dovrà essere un segno importante ed esemplare, visibile e avvertibile a Milano, nella regione, in Italia e in tutto il mondo”. Resta, innegabile, la preoccupazione per il bilancio. La riunione del cda convocata per lunedì prossimo in videoconferenza servirà ad approvare il bilancio 2019 ma anche a valutare la situazione di questo complicatissimo 2020. La cancellazione degli spettacoli degli ultimi mesi ha “comportato, al momento, il venir meno di ricavi di biglietteria per noi molto importanti”. E quindi “siamo in contatto continuo con i Fondatori e i Partner del Teatro – ha spiegato Meyer – per aggiornarli su quanto stiamo facendo per fronteggiare questa emergenza e per riconfermare oggi più che mai l’importanza del loro sostegno, pur nella consapevolezza che la crisi sta producendo gravi ripercussioni anche sulle loro aziende”.

C’è poi la questione dello stipendio dei lavoratori. La Scala ha deciso di avvalersi del Fis (il fondo di integrazione salariale) per i suoi circa mille lavoratori, ma ha anche iniziato una trattativa con i sindacati per poter integrare questa cifra (che è pari al 40% dello stipendio, dunque per gli scaligeri un po’ superiore ai mille euro). Chiede però chiarezze al governo, ha spiegato Meyer, su come fare tecnicamente, visto che la Corte dei Conti ha bocciato soluzioni trovate da altri teatri. “Il periodo che attraversiamo al momento è complicato, per molti è drammatico, e ci aspettano altre prove e sacrifici che richiederanno coesione e senso di responsabilità” secondo il sovrintendente che ha assicurato l’impegno “quotidiano” per trovare “soluzioni, possibilità e modalità per proteggere le persone che danno vita e valore al nostro amatissimo Teatro: i nostri dipendenti, artisti, lavoratori”. “Mi auguro che ci sosteniamo con coraggio, mantenendo tutti lo sguardo fermo sulla riapertura – ha concluso – e sul ruolo che il Teatro alla Scala può e deve svolgere nella rinascita culturale dopo questa crisi di dimensione storica e globale”. 


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