La stanza, thriller-horror con dentro una famiglia

(ANSA) – ROMA, 21 DIC La cosa curiosa de LA STANZA è che inizialmente doveva essere un documentario dedicato agli Hikikomori, ovvero quella rivolta-disagio di alcuni adolescenti giapponesi (e non solo) che, per loro scelta, vivono reclusi per anni nella loro stanza senza alcun contatto con l’esterno. È quanto rivela oggi Stefano Ludovichi parlando di questo suo ultimo film, un thriller-horror con derive alla Shyamalan, che si svolge appunto tutto in un casa con uno dei protagonisti recluso nella sua stanza. Il film, con Camilla Filippi, Edoardo Pesce e Guido Caprino e dal 4 gennaio su Amazon Prime Video, è ambientato appunto tra le mura di una casa piuttosto cupa e inquietante dove scorrono le vicende di soli tre personaggi: Stella, Sandro e Giulio. Tutto parte con Stella (Camilla Filippi) pronta a lanciarsi nel vuoto dopo aver indossato il suo abito da sposa, una donna insomma che non sta affatto bene grazie anche alla sua complicata relazione con Sandro (Edoardo Pesce). Ma quando tutto sembra perso – in questo film in cui si gioca molto su diversi piani temporali – bussa alla porta della casa Giulio (Guido Caprino), uno sconosciuto che non si sa se venuto dal passato o dal futuro, una sorta di angelo moralizzatore che comunque conosce troppo bene la famiglia e le sue dinamiche per non essere inquietante. Ma il vero orrore arriva con l’ingresso di Sandro in casa. Questo suo ritorno sarà come il fuoco su una miccia all’interno di una famiglia che, si scoprirà, ha mille scheletri nell’armadio. “Questo film è stato scritto e pensato su zoom – ci tiene a dire il regista -. Non solo, era nato appunto come un documentario sugli Hikikomori ed è poi diventato un film di finzione con al centro una famiglia, un tema che avevo già affrontato in IN FONDO AL BOSCO. Mi serviva così una casa isolata, una villetta stile Psyco, ma non per cavalcare uno stereotipo, ma casomai per giocare”. E ancora Ludovichi, sempre sul tema della famiglia, dice: “Da pochi anni ho anche io messo su casa e ho capito che il mio ruolo fondamentale è quello di esserci sempre quando si ha bisogno di me. Mi sono anche reso conto poi di quanto sia diverso essere genitori e come i ragazzi, alla fine, crescendo si troveranno da adulti a perdonare e capire molto di più padre e madre”. Comunque il rapporto di Edoardo Pesce con l’horror non è affatto buono: “Quando ho visto NIGHTMARE non ho dormito per una anno e, sempre per un anno, non mi sono specchiato. L’horror è un genere che non mi è mai piaciuto, ma nel caso de LA STANZA è diverso, più che un horror potrebbe essere benissimo una piece teatrale”. Infine, il regista conclude considerando gli effetti del Coronavirus sulla nostra realtà: “Mi spaventa che, dopo questo periodo – dice -, i ragazzi potrebbero essere ormai disabituati ad andare al cinema. Ho paura insomma che la segregazione possa portare tutti noi a una irreversibile pigrizia mentale e culturale”.-


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