La trasparenza degli omissis

Una verità a macchie: in senso stretto, larghe chiazze di nero che coprono qua e là i novantacinque verbali del Comitato tecnico scientifico che da ieri sono stati resi pubblici, raccontando i retroscena delle settimane convulse iniziate con la dichiarazione dello stato d’emergenza. Però ci sono i retroscena dei retroscena, permane un secondo livello che il governo ha deciso di continuare a sottrarre alla trasparenza. E così ecco le pecette, le macchie nere che nascondono chissà quali verità. Ecco le intere pagine inibite al disvelamento, con l’omissis a caratteri cubitali che le copre quasi per intero.

«Non ne ero al corrente, credo che siano stati apposti solo per questioni di privacy»: interpellato sul punto, ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte minimizza, liquidando la faccenda come un tributo a Madame Riservatezza. Sarà. Ma è difficile rassegnarsi alla spiegazione. Anche perché l’intera gestione dell’attività del Cts nella bufera del coronavirus è stato un raro caso di sgangheratezza istituzionale, tra guerre intestine e fughe di notizie, fino alla decisione di secretarne gli atti, come se conoscere la verità su quanto accaduto dalla fine di febbraio non fosse un diritto dell’intero paese, a partire da chi non ha potuto neanche seppellire i propri morti. Ed è un crisantemo all’occhiello per l’informazione italiana la circostanza che a costringere il governo a aprire gli armadi non sia stato qualche campione (in genere autoproclamato) del giornalismo investigativo ma una austera fondazione di studi. Se non era per la Fondazione Einaudi, i reporter d’assalto erano ancora lì a concionare sul nulla.

Invece ora le carte ci sono, e raccontano in presa diretta il clima delle novantacinque sedute: dalla prima del 7 febbraio, quando il Cts era di soli 9 membri e si occuava solo delle notizie in arrivo dalla Cina, fino ai giorni drammatici del lockdown e poi a quelli della riapertura. Sappiamo molto, ma non sappiamo tutto. La ratio degli omissis sprofonda nel burocratese, «sono stati omessi gli allegati e i documenti sottoposti alle valutazioni del Cts in virtù di quanto disposto dall’articolo 5-bis, comma 2, del D. Lgs 33/2013, e tenuto conto dell’alto numero di controinteressati, come previsto dalla circolare Foia». Ovviamente nessuna persona normale sa cosa sia la circolare Foia. E poi perchè cancellare meticolosamente i nomi dei prodotti sottoposti alla valutazione tecnica del Cts, impedendo di conoscere i furbetti che cercavano di rifilare alo Stato maschere e guanti inutili? Perché cancellare i dati delle presenze dei membri del Cts ad alcune sedute? Perché oscurare le firme in calce al verbale di una seduta cruciale come quella del 29 febbraio? Cosa nasconde la grande macchia nera in fondo al verbale del 4 marzo, quando il comitato affronta la richiesta del governo di chiudere tutte le scuole del Paese? Sono domande inevitabili, e di cui allo stato è difficile ipotizzare una risposta che abbia qualcosa a che fare con la privacy invocata dal capo del governo.


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