L’arciprete di Montemurro

 (ANSA) – ROMA, 17 AGO – FRANCESCO MONTEMURRO, LE ZELANTI LETTERE DELL’ARCIPRETE’ (EDIGRAFEMA, PP 255, EURO 13). Un documento archiviato tra i processi di valore storico della Basilicata, che riguarda un periodo poco indagato della storia di questa Regione, il cosiddetto decennio francese, gli anni di Gioacchino Murat, ha ispirato il nuovo romanzo di Francesco Montemurro, ‘Le zelanti lettere dell’Arciprete’ pubblicato da Edigrafema come i suoi precedenti libri.
    Ma la curiosità di Montemurro, avvocato civilista e scrittore, che ha una passione per la ricerca negli Archivi storici di Stato, è stata sollecitata soprattutto dal fatto che il documento riguardava una vicenda accaduta a Bernalda, il paese sulle colline del metapontino, in provincia di Matera, dove vive. Terra d’origine di Francis Ford Coppola, Bernalda, dove nel 2011 si è sposata Sofia Coppola e dove il regista del Padrino ha restaurato un antica dimora dell’800, Palazzo Margherita, diventa così nel romanzo teatro di una storia di brigantaggio, rapimenti e ricatti che smaschera un clero dilaniato da rivalità e rancori. Tutto parte da una lettera anonima che rischia di mandare all’impiccagione la persona che viene infangata nel testo. Ad essere accusato di essere in combutta con i briganti è Don Carlo Battistella, comandante della Guardia civica di Bernalda, insignito dal governo francese di prestigiosi incarichi pubblici. “Proprietario terriero di grande ricchezza, giudice di pace, Battistella è ispirato al personaggio autentico di Giovanni Battista dell’Osso che si distinse nella guerra al brigantaggio, ma per la sua grande ricchezza e personalità attirò su di sé l’invidia e la cattiveria di un’anonima denuncia” spiega all’ANSA Montemurro, che è già autore di tre romanzi tra cui ‘La cantina di via Occidentale’ con cui ha esordito.
    Coraggiosamente costruito attraverso documenti e dialoghi, con una grafica diversa per differenziare anche visivamente le varie lettere e i diversi autori che non avevano la stessa mano, ‘Le zelanti lettere dell’Arciprete’ mette in scena anche il processo dell’epoca e racconta con ironia le infedeltà coniugali. “Molti dei fatti narrati sono autentici nella loro conclusione. Il processo si conclude come nel romanzo. Poi c’è l’opera romanzata, il movente sono i dialoghi, gli intrecci che si creano. Anche molti nomi dei personaggi sono quelli veri come quello del Generale Charles de Montigny e del generale dell’esercito francese, Francesco Pignatelli, che per chi conosce la storia di quel periodo francese sono conclamati” racconta l’autore. “L’arciprete è il protagonista negativo. Le dichiarazioni testimoniali sono autentiche, le ho traslate dal processo. Anche per la mia professione di avvocato c’era la curiosità di vedere con che modalità avveniva l’identificazione dei testimoni, l’uso del linguaggio, la terminologia” sottolinea Montemurro secondo il quale l’attività di avvocato “è foriera di tanti spunti per la narrativa che ti permette invece di andare un pò a briglia sciolta rispetto alle tecniche ferree del processo. C’è un mix tra desiderio di affermare qualcosa di diverso dal processo che diventa a sua volta una fonte di ispirazione”.
    ‘Le zelanti lettere dell’Arciprete’ è “un romanzo documentario” dice e lo scavo del passato “nasce dalla passione per la ricerca storica”. “Credo che ci siano tante piccole storie di paese, di provincia che hanno la loro dignità nella misura in cui le sappiamo raccontare. Meritano di essere conosciute perchè qualcuno le racconta. Questo caso ha un’importanza storica che merita di essere indagata. Ci da uno spaccato dell’epoca, fa capire come era composto nelle province meridionali il tessuto sociale, gli elementi caratteriali dei personaggi. Molti sono ancora in linea con il presente. Per esempio questa suddivisione della società in classi sociali, tra chi detiene il potere e chi lo subisce, credo che qui sia ancora molto molto evidente” sottolinea lo scrittore-avvocato. E, “non sempre chi gestisce il potere è una cattiva persona. Qui c’è un uomo di potere che viene attaccato e ha comunque a cuore il senso della giustizia.
    Nella valutazione degli eventi storici bisogna avere anche la capacità di calarsi nella sensibilità dell’epoca. Giustiziare un brigante era quasi normale in quegli anni”. Tra le curiosità, Montemurro ha scoperto che anche nel 1810 a fronte di una lettera anonima si usava la perizia calligrafica e avveniva tramite notai” racconta. Ora è già al lavoro per un nuovo libro, il suo primo saggio storico, su un eretico del ‘500 legato sempre a Bernalda, Consalvo Ferrante De Bernaudo. “E’ il figlio del feudatario fondatore di Bernalda a fine ‘400, secondo le fonti storiche. Questa storia è legata alla Santa Inquisizione e al periodo dei Vicerè spagnoli” dice. (ANSA).
   


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