Lavoratori immigrati, critiche al Governo: “Ci sarebbe voluto più coraggio”: le norme lasciano fuori molti migranti

ROMA – Un esercito invisibile promette di uscire allo scoperto. Braccianti, colf, badanti, che lavorano in nero e senza diritti nelle campagne e nelle case degli italiani, potrebbero presto mettersi in tasca un permesso di soggiorno. Il governo ha infatti dato il via libera alla regolarizzazione di parte dei migranti senza documenti che vivono nel nostro Paese. Un provvedimento con luci e ombre, accolto con favore dalle associazioni in prima linea sul fronte dell’accoglienza, che avrebbero però voluto un maggiore “coraggio”: le norme infatti limitano la platea dei possibili beneficiari, rischiando di lasciare molti migranti nell’ombra.Di cosa parliamo?Stando al comunicato stampa del Governo, “al fine di favorire l’emersione di rapporti di lavoro irregolari, i datori di lavoro possono presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri. Per le medesime finalità – prosegue la nota del Governo – i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, possono richiedere un permesso di soggiorno temporaneo della durata di mesi sei. Se nel termine della durata del permesso il cittadino straniero esibisce un contratto di lavoro subordinato, il permesso viene convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro”. Il provvedimento è però limitato ai settori dell’agricoltura, allevamento, lavoro domestico o di assistenza alla persona. In sintesi, le vie per l’emersione sono due: la prima in mano al datore di lavoro, che può mettere in regola i dipendenti in nero; la seconda è direttamente percorribile dai migranti irregolari, che possono accedere a un permesso temporaneo di sei mesi per cercare un nuovo lavoro.
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