Le Nazioni Unite lanciano l’allarme: “In Libia nuove armi letali”

I tre principali Paesi dell’Unione Europea, assieme al “ministro degli Esteri” Ue Josep Borrell, chiedono una tregua umanitaria in Libia. Italia, Francia e Germania hanno aggiunto oggi la loro voce a quella dell’Onu per chiedere di fermare le armi durante il mese sacro del Ramadan.  I ministri degli Esteri italiano Luigi Di Maio, francese Jean Yves Le Drian e il tedesco Heiko Maas sostengono che “il conflitto continua senza sosta, e gli sviluppi nelle ultime settimane aumentano le preoccupazioni, in particolare per la situazione tra la popolazione libica. Chiediamo a tutti gli attori libici di lasciarsi ispirare dallo spirito del mese sacro del Ramadan” e di interrompere gli attacchi. In Libia il conflitto è a un punto di svolta: le milizie e l’esercito del governo di Tripoli hanno circondato Tarhuna, una importante città tenuta dalla milizia di Khalifa Haftar, e si preparano all’assalto finale. Ma nel frattempo il generale di Bengasi sta ricevendo in extremis nuovi rinforzi e nuove armi per provare a fermare le sconfitte che ha subito nelle ultime settimane.  Su questo l’inviata dell’Onu Stephanie Williams ha lanciato un allarme molto specifico: “La Libia sta diventando un campo di sperimentazione per nuovi sistemi d’arma”. Violando l’embargo delle Nazioni Unite, in queste ore stanno arrivando armi che ancora non erano state sperimentate in Libia. La Williams ha citato esplicitamente il caso del “RPO-A”: “È il lanciafiamme/lanciagranate (di fabbricazione russa, ndr) RPO-A, una sorta di sistema termobarico che è stato schierato alla periferia meridionale di Tripoli”. Lo RPO-A è sostanzialmente un lanciagranate che invece di sparare bombe esplosive lancia degli ordigni incendiari che agiscono come lanciafiamme a lunga distanza. Le Nazioni Unite lanciano l'allarme: "In Libia nuove armi letali"Drone cinese Wing Loong utilizzato dalle milizie di Haftar

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