Lerner, un libro e in tv con le voci della Resistenza

 Non è nato “per essere nè un libro nè una trasmissione televisiva. Lo è diventato cammin facendo” il grande progetto di Gad Lerner e Laura Gnocchi, con l’ANPI, di un racconto in prima persona della Resistenza con le voci dei centenari che l’hanno vissuta, scovati in tutta Italia.
“Con Laura Gnocchi ci siamo resi conto che non esisteva un memoriale organizzato di testimonianze video in cui i protagonisti della Resistenza si raccontano” dice all’ANSA Gad Lerner.
Così è nata l’idea di crearlo, con l’ANPI, ed è stata una corsa contro il tempo: 420 le interviste raccolte in un anno e mezzo , con l’aiuto di tanti volontari e colleghi. Cinquanta sono diventate il prezioso romanzo collettivo ‘Noi Partigiani- Memoriale della Resistenza italiana’ (pp 336, euro 19), a cura di Lerner e Gnocchi, con la prefazione di Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI, pubblicato da Feltrinelli per il 75/mo anniversario della Liberazione, preceduto dalla versione ebook disponibile dal 17 aprile. Mentre dal 27 aprile Lerner torna in tv con ‘La scelta. I partigiani raccontano’, in onda in 8 puntate alle 20.20 su Rai3, con un appuntamento speciale l’8 maggio alle 23.10, sempre sulla terza rete ,al quale parteciperanno gli storici Paolo Mieli e Giovanni De Luna e la presidente dell’ANPI Nespolo. “E’ una sfida perchè andrà in onda nell’access prime time di Rai3. Circa 20 minuti ogni sera. Ho scelto alcune interviste e le ho rigirate per la tv. Saranno tre o quattro a serata e le raccordo con qualche flash di quelle girate per l’ANPI” racconta il giornalista e ci regala una curiosità. “Si vedrà GianricoTedeschi, che ha appena compiuto 100 anni, cantare la canzone che ha composto il giorno in cui li hanno liberati dal campo di concentramento. Sono arrivati gli americani con la carne in scatola e lui canta ‘Corned beef'”. Il memoriale di Lerner e Gnocchi, che è figlia e nipote di partigiani, non si ferma: “Ancora ne vogliamo raccogliere di testimonianze. Siamo stati fermati da questa epidemia che sta falcidiando tante persone. Una decina degli intervistati sono morti” racconta Lerner e annuncia che “l’ANPI farà una portale internet con queste testimonianze a cui dedicherà anche una sala, una sorta di monumento con i ritratti di questi resistenti, dove vederli e sentire la loro voce”.
Gli anziani incontrati “in tante case di riposo, in alloggi semplici, di rado in appartamenti borghesi” sapevano , racconta Lerner, “di dare la loro ultima testimonianza e sono stati di una sincerità sconcertante. E come dei rabdomanti questi 420 protagonisti ci tramandano un avvertimento: ‘sentiamo nell’aria dei segni che non sono nuovi, il nazionalismo, il razzismo, il maschilismo. Cose che abbiamo incontrato da giovani’. La democrazia non è una conquista una volta per tutte e la libertà richiede scelte coraggiose” sottolinea Lerner e “non mi stupisco – dice – che ci siano tante polemiche contro di loro.
Il fascismo è una pianta infestante che si riproduce in forme nuove, ma si riproduce”.
Quelle raccolte nel memoriale, nel libro e proposte in tv sono tutte storie di “vite eccezionali raccontate con grande modestia” come quella di Gastone Cottino, 95 anni, accademico dei Lincei, figlio della Torino bene, a fianco degli operai comunisti o quella della staffetta partigiana a 17 anni Teresa Vergalli che studentessa teneva corsi di formazione per i militanti della brigata sulle dispense di Giuseppe Dossetti. Il più giovane ha 88-89 anni, Gustavo Ottolenghi, aveva 11 anni quando ha iniziato a fare la staffetta. Il loro romanzo collettivo ci racconta una resistenza diversa e una pagina quasi inedita sul fondamentale ruolo delle donne. E’ la preziosa testimonianza di centenari, il più vecchio ha 102 anni, che hanno vissuto la guerra vera, la povertà nelle campagne con famiglie di 8 figli e tre paia di scarpe. “Ci sono “la resistenza operaia. I resistenti che si sono rifiutati di indossare la divisa della Repubblica di Salò. Non c’è solo la storia classica del partigianismo di montagna che ha avuto un gran valore. Senza le donne non sarebbe stata possibile la resistenza” spiega Lerner e cita i “passaggi nei posti di blocco con le armi nascoste nella borsa da levatrice, i bigliettini ingoiati per evitare la tortura, le storie d’amore nate durante la resistenza”.
“La resistenza non è stata un fenomeno solo del Nord, come si è sempre detto. C’era una resistenza armata che non sarebbe stata possibile senza il movimento di resistenza disarmata, delle donne, del sentimento antifascista” sottolinea il giornalista.
   


Fonte originale: Leggi ora la fonte