L’ideona dell’esperta di Conte: vuole un “lockdown climatico”

Bloccare il tessuto sociale ed economico dei vari Paesi, attuando quello che è stato definito “lockdown climatico“, per salvare l’ambiente. È questa l’ultima previsione teorizzata da Mariana Mazzucato, consigliera economica di Giuseppe Conte nonché economista impegnata a collaborare con il governo per il piano sul Recovery Fund.

Non si capisce se l’idea di Mazzucato in un intervento su Project Syndicate sia soltanto una congettura teorica oppure una semplice suggestione. Certo è, ha sottolineato il quotidiano Il Tempo, che il cuore del suo articolo ruota attorno all’ipotesi di fermare la vita economica e produttiva di una nazione al fine di contrastare il cambiamento climatico, e quindi difendere l’ambiente.

Dalle trasformazioni dei ghiacci artici ai violenti incendi americani passando per le perdite di metano nel Mare del Nord: a detta dell’economista, questi non sarebbero altro che chiari segnali di allarme del fatto che ci stiamo avvicinando a un punto di svolta sui cambiamenti climatici. Detto altrimenti – e più esplicito di così non si può – “siamo arrivati a un momento tale in cui la protezione del futuro della civiltà richiederà interventi drammatici“.

Il “lockdown climatico”

Quale? Il blocco climatico. Ovvero un lockdown attuato non per debellare una pandemia ma per salvaguardare l’ambiente. Con una simile soluzione, prosegue Mazzucato, “i governi limiterebbero l’uso di veicoli privati, vieterebbero il consumo di carne rossa e imporrebbero misure estreme di risparmio energetico“. E tutto mentre “le compagnie di combustibili fossili” smetterebbero di trivellare.

Proseguendo la lettura del pezzo arriviamo a una sorta di ammonimento. C’è un modo per evitare il lockdown climatico. Quale? “Rivedere le nostre strutture economiche e fare capitalismo in modo diverso“. Il punto è che una soluzione del genere fa tornare alla mente il periodo nero del lockdown provocato dalla pandemia. Un periodo in cui perfino le più basilari libertà dei cittadini erano state soppresse per cercare di abbattere la curva epidemiologica. Un periodo che ha provocato una brusca frenata dell’economia e altre tragiche conseguenze alla salute delle persone.

Distruggere l’economia

Il problema, probabilmente non considerato dall’economista di Conte, è che l’attuazione di un presunto lockdown climatico comporterebbe la totale distruzione economica di uno Stato. La suggestione è tanto più assurda se consideriamo il momento storico in cui è stata divulgata: a pochi mesi da un pesantissimo lockdown – che, nel caso italiano (e non solo), ha provocato una gravissima crisi – e negli stessi giorni in cui vari governi temono di dover rispolverare la stessa misura draconiana.

Ecco: in uno scenario del genere, lo spauracchio evocato da Mazzucato appare totalmente fuori luogo. Limitare l’uso dei veicoli privati, vietare il consumo di carne rossa e imporre misure estreme di risparmio energetico sono tutti suggerimenti che spingono verso la fantomatica decrescita felice, che di felice ha tuttavia soltanto il nome.

Se gli ambientalisti di ferro troveranno interessante l’ideona di bloccare un Paese per salvaguardare clima e ambiente, dello stesso avviso non saranno sicuramente i proprietari di molte piccole e medie imprese, dagli artigiani ai ristoratori, che si troverebbero costretti a tirar giù le saracinesche dei loro negozi – e quindi non lavorare, rischiando di finire in miseria – in nome dello spirito green.

Una teoria discutibile

Eppure, per salvare l’ambiente, il nuovo spauracchio è che “nel prossimo futuro” il mondo possa ricorrere “a nuovi blocchi, questa volta per affrontare emergenze climatiche“. Sia chiaro, secondo Mazzucato siamo ancora in tempo per evitare la debacle. Solo che il rimedio sembra essere peggiore del male.

Nell’intervento della consigliera economica del premier Conte si fa riferimento a iniziative di crescita sostenibile. Uno dei modelli da seguire? Ad esempio quello della Nuova Zelanda, elogiata per aver sviluppato “un budget basato su parametri di benessere piuttosto che sul Pil“. L’ultimo monito, infine, si concentra sulla presunta interconnessione tra le tre crisi che stanno colpendo il mondo: la crisi climatica, quella sanitaria e quella economica.

Qualche mese fa la stessa Mazzucato aveva espresso un’altra teoria alquanto discutibile, mettendo nel mirino il solito capitalismo. A suo dire, la vera causa che avrebbe provocato i saccheggi in America in seguito alla morte di George Floyd non sarebbe altro che il “modello di sviluppo della finanza mondiale” .



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