Lo sciopero è confermato. Agli statali non bastano nemmeno 3,8 miliardi

Circa 3,8 miliardi per i rinnovi contrattuali reperiti last minute nella manovra di bilancio e una convocazione per il 10 dicembre da parte della ministra della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, non sono bastati. Domani Cgil, Cisl e Uil fermeranno i dipendenti del pubblico impiego.

«Lo sciopero è confermato», ha dichiarato ieri il segretario della Cgil, Maurizio Landini, cavillando che «la convocazione non è venuta dalla Presidenza del Consiglio con cui avevamo discusso giorni fa». Il numero uno di Corso Italia ha ricordato che la mobilitazione del pubblico impiego non è stata indetta solo per il rinnovo del contratto. «Stiamo chiedendo – ha detto – assunzioni e stabilizzazione dei precari, che si investa maggiormente nella sicurezza, una vera riforma Pa per la qualità del lavoro. È necessario che siano messe maggiori risorse e che il livello di confronto coinvolga anche le categorie». Insomma, la puntata del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, è insufficiente per far sedere al tavolo la Triplice.

«Purtroppo il governo non ha voluto trovare un margine per il confronto», ha spiegato il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, ribadendo che «lo sciopero è innanzitutto per una vera riforma della pubblica amministrazione, per l’assunzione e la stabilizzazione di 350mila precari a partire dalla sanità e anche sulla sicurezza dei luoghi di lavoro».

Il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha addirittura dato la colpa al premier Conte. «Questo sciopero del pubblico impiego se lo è dichiarato il governo da solo, ha voltato le spalle alle richieste di tre milioni di lavoratori che, come gli infermieri, gli operatori sanitari, gli addetti alla sicurezza, hanno lavorato in questo anno mettendo anche a rischio la loro stessa salute per salvaguardare la nostra». Così Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil.

Eppure, come detto, il governo aveva trovato il modo di assicurare aumenti medi da circa 110 euro al mese, ma i sindacati hanno rifiutato la proposta non misera (considerati i tempi di crisi che si attraversano) ribattendo che per i redditi più bassi l’incremento sarebbe stato più corposo rispetto ai 20 euro prospettati dai rappresentanti dei lavoratori. Ma non c’è stato nulla da fare.

E così il Garante degli scioperi ieri ha diramato una nota con la quale invita i sindacati a «mitigare e contenere i disagi per i cittadini, già profondamente provati sul piano personale, economico e sociale da un’emergenza che non ha precedenti» e auspicando che nei reparti Covid «tutte le prestazioni siano assimilabili a quelle previste dall’assistenza d’urgenza».

Il segretario dell’Ugl, Paolo capone, si è smarcato dall’asse con Cgil, Cisl e Uil sostenendo che lo sciopero, benché legittimo, è «una rivendicazione salariale proveniente da una categoria che di certo non teme la perdita del lavoro, non la comprenderebbe nessuno; utilizzare la leva conflittuale, è un atto irresponsabile nei confronti del Paese». Nessun appoggio da parte della politica. Per i Cinque stelle «la conferma dello sciopero rappresenta un errore», mentre la presidente di Fdi Giorgia Meloni attacca: «È una scelta irresponsabile e indecente che alimenta lo scontro sociale tra chi è garantito e chi non lo è».



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