L’ultima spiaggia di Ingroia: l’ex pm si candida a sindaco

Antonio Ingroia ci riprova. L’ex magistrato palermitano, nonostante i precedenti fallimenti, si sta prodigando in una nuova avventura politica: diventare il sindaco di Campobello di Mazara, comune di undici mila abitanti della provincia di Trapani.

Di oggi la notizia che l’ex toga correre ufficialmente per la poltrona di primo cittadino della realtà siciliana; con una conferenza stampa, infatti, Ingroia ha formalizzato oggi la candidatura, parlando di ragioni “politiche ma anche personali”.

La candidatura dell’ex pm antimafia era stata avanzata nelle scorse settimane da un comitato cittadino “Cambiamo Campobello”. nel quale figurano anche esponenti locali del Movimento 5 Stelle, come Tommaso Di Maria (portavoce e consigliere comunale dei pentastellati trapanesi). Oggi Ingroia ha accettato la sfida: correrà.

“Cambiare Campobello può diventare un modello nazionale. Un modello virtuoso, e può essere il modello di una politica virtuosa, cioè il contrario di quello che è stato fino ad oggi. Non esiste sviluppo senza legalità e legalità senza sviluppo. Il principale nemico non è la corruzione, ma la rassegnazione”, le parole di Ingroia in conferenza stampa.

Nel corso dell’evento, dunque, l’avvocato ha aggiunto: “La rassegnazione a che non possa cambiare nulla, la rassegnazione che la mafia è un elemento con cui scendere a patti, la rassegnazione insomma di essere sudditi e non cittadini. Credo che si possa stringere un nuovo patto sociale tra le realtà imprenditoriali più sane con i lavoratori. Creare un circolo virtuoso che può fare risorgere Campobello dalle sue ceneri diventando modello di riferimento anche nazionale”.

Il flop di Rivoluzione Civile

Antonio Ingroia non è nuovo all’impegno politico, ma i suoi precedenti a livello nazionale sono stati tutto fuorché un successo. In vista delle elezioni politiche del febbraio 2013, infatti, l’ex pubblico ministero fondò il partito di sinistra Rivoluzione Civile (che raccolse diversi esponente dell’ex Pci, oltre che il sostegno di Luigi De Magistris e Leoluca Orlando), candidandolo sia alla Montecitorio sia al Palazzo Madama.

Il risultato fu un disastro: la formazione raccolse appena il 2,25 alla Camera e l’1,79% al Senato, con la soglia di sbarramento fissata al 4%. Il flop elettorale portò alla rapida dissoluzione del partito, che si sciolse in quella stessa primavera.

La debacle alle Politiche 2018

Non pago dell’avventura di Rivoluzione Civile, alle Politiche del 2018 Ingroia ci ha riprovato, fondando insieme a Giulietto Chiesa la Lista del Popolo per la Costituzione.

Il risultato delle urne del 4 marzo 2018 fu ancor più ingeneroso della tornata del 2013: presente in nove circoscrizioni per la Camera e sette per il Senato, la sua nuova creatura politica si fermò tra lo 0,02 e lo 0,03%.

I guai con la giustizia

Tra l’esperienza di Rivoluzione Civile e della Lista del Popolo per la Costituzione anche una grana giudiziaria. Nel 2017, infatti, Ingroia viene indagato per peculato dalla procura di Palermo, in relazione alla sua carica di amministratore della realtà “Sicilia e Servizi”; si sarebbe appropriato indebitamente di 117mila euro. Un anno fa – ottobre 2019 – l’accusa chiede quattro anni di detenzione, ma la sentenza non è ancora arrivata.


Fonte originale: Leggi ora la fonte