Maternità surrogata, la Cassazione: Consulta decida se bambino con due padri è discriminato

Sarà la Corte Costituzionale a sancire se sia legittimo o meno il divieto di trascrivere, nell’atto anagrafico di un bambino nato all’estero con una pratica di gestazione per altri, il nome del secondo papà. La Cassazione ha infatti chiesto alla Consulta di accertare se la legge sulla fecondazione assistita non violi la Costituzione e le norme internazionali a tutela dei minori, compreso un recente parere della Corte di Strasburgo, laddove nega il riconoscimento anagrafico ai bimbi delle coppie omosessuali nati dalla gestazione per altri, pratica esclusa in Italia e sanzionata penalmente.

Il caso in esame riguarda due cittadini italiani, sposati in Canada – matrimonio trascritto nel nostro Paese nel registro delle unioni civili – che si sono visti rifiutare dal Comune di Verona il riconoscimento in Italia dell’atto di nascita del loro bambino, in cui sono indicati entrambi i papà. La Corte d’appello di Venezia ha accolto il loro ricorso, ma la sentenza è stata impugnata dall’Avvocatura dello Stato per conto del ministero dell’Interno e del sindaco di Verona. Il giudizio davanti alla Cassazione resterà sospeso fino alla decisione della Consulta.


La prima sezione civile della Cassazione, con un’ordinanza depositata oggi, ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata” la questione di legittimità, relativa alle disposizioni di legge (dalla normativa sulla fecondazione assistita, al dpr sullo stato civile, alla legge sul diritto internazionale privato) “nella parte in cui non consentono, secondo l’interpretazione attuale del diritto vivente, che possa essere riconosciuto e dichiarato esecutivo, per contrasto con l’ordine pubblico, il provvedimento giudiziario straniero relativo all’inserimento nell’atto di stato civile di un minore procreato con le modalità della ‘gestazione per altri’ del cosiddetto genitore d’intenzione non biologico”.

L’orientamento giurisprudenziale in materia era stato affrontato dalle sezioni unite della Corte con una sentenza del 2019, ma i giudici di piazza Cavour, nell’ordinanza depositata oggi, richiamano un parere emesso dalla Grande Chambre di Strasburgo e sollevano dubbi sulla legittimità degli articoli di legge ritenendoli “in contrasto” con diversi articoli della Costituzione. Dal principio di uguaglianza a quelli in tema di famiglia, nonché della Convenzione europea dei diritti umani, “se interpretati come impeditivi, in via generale e senza valutazione concreta dell’interesse superiore del minore, della trascrizione dell’atto di nascita legalmente costituito all’estero, di un bambino nato mediante gestazione per altri, nella parte in cui esso attesta la filiazione dal genitore intenzionale non biologico, specie se coniugato con il genitore biologico”.
In sostanza, questo sembra l’orientamento della Cassazione, l’interesse del minore a mantenere il suo rapporto con il padre intenzionale, riconosciuto oltretutto da un certificato di nascita estero, è prevalente rispetto alla modalità con cui quel bambino è venuto al mondo.

Per l’avvocato Alexander Schuster, legale della coppia di papà, “si tratta di un’ordinanza che argomenta in maniera convincente perchè la decisione delle sezioni unite del maggio 2019 non possa rappresentare l’ultima parola del nostro ordinamento rispetto a una questione così complessa. Quella sentenza ignorava la posizione della Corte di Strasburgo. Sono in ballo le sorti non solo delle famiglie arcobaleno, ma di tutte quelle famiglie, soprattutto con genitori eterosessuali, che accolgono bambini nati da gestazione per altri”.



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