Matteo, il personal trainer senza contributi e e malattie: “Senza entrate e non si può allenare con il digitale”

“Siamo stati i primi a chiudere e, sicuramente, saremo tra gli ultimi a poter riaprire”. La preoccupazione  sul volto di Matteo Vignali è visibile. Il 35enne milanese, personal trainer all’Accademia Europea in via Melzo, da lunedì 24 febbraio è a casa: “Dopo che era stato annunciato il caso del paziente 1 di Codogno, hanno chiuso dall’oggi al domani”. I lavoratori del mondo sportivo, nei loro contratti, non hanno ferie, contributi o malattie: “È da marzo che, purtroppo, non lavoro e non ho entrate. Sì mi sono arrivati i 600 euro dell’Inps, ma non possono compensare tutte le spese che devo affrontare tra l’affitto, le utenze e la spesa”.

Lo smart working in questo settore proprio non esiste o almeno è molto limitato: “All’inizio, tra Instagram e dirette Zoom, ho messo i video degli allenamenti online, oltre a seguire i clienti per tenerli in forma, sperando che la palestra potesse riaprire in breve tempo. Ma ho sempre fatto tutto a titolo gratuito”. Oggi è la Festa dei lavoratori e la speranza di Matteo è di ricominciare presto a fare il lavoro che ama: “Ho iniziato questo percorso a 15 anni, ho frequentato i corsi del Coni, oltre ad avere altri riconoscimenti, anche a livello internazionale. Non so ancora quando riapriremo, perché la Lombardia è tra le regioni più colpite dal coronavirus, ma spero il prima possibile: in sicurezza e senza troppe limitazioni. Noi, come i ristoranti, se non abbiamo abbastanza persone che possono allenarsi, rischiamo che la palestra non riesca a coprire i costi”.




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