Mercati incerti sul recupero dalla crisi, le Borse peggiorano dopo la Bce

MILANO – Ore 11.50. Crescono i dubbi sul recupero azionario che ha portato i listini ad abbandonare rapidamente i minimi di fine marzo, mentre le economie lentamente hanno iniziato a rimettersi in moto dopo il picco della pandemia Covid 19. Ieri erano state le parole di Powell, presidente della Fed, ad allungare timori sulle Borse mondiali: la crisi durerà a lungo – ha ammonito – e i tassi non scenderanno in negativo.

Oggi, come nota Bloomberg, alla posizione istituzionale della Banca centrale si sommano le impressioni raccolte da una schiera sempre maggiore di investitori di Wall Street, da Paul Singer in giù, che non sono certi che le iniezioni di liquidità di Federal Reserve e Tesoro americano siano sufficienti a fronteggiare l’ondata di disoccupazione scaturita dall’emergenza sanitaria.


Non confortano neanche le considerazioni della Banca Centrale Europea, che nel proprio bollettino indica che a causa dell “elevata incertezza sulle dimensioni finali effettive delle ricadute economiche” della crisi è ancora difficili fare previsioni su quale sarà l’impatto sul Pil dell’Eurozona, e che la caduta secondo gli esperti di Francoforte potrebbe essere tre il 5 e il 12 per cento, anche se “incideranno in modo decisivo la durata delle misure di contenimento e il buon esito delle politiche di attenuazione delle conseguenze economiche per imprese e lavoratori”. Anche per questo l’Eurotower ribadisce che gli acquisti del programma Pepp proseguiranno fino alla fine dell’emergenza Covid-19 e che   il consiglio direttivo è “assolutamente preparato a incrementare l’entità del Pepp e ad adeguarne la composizione, nella misura necessaria e finchè le circostanze lo richiederanno”.

I listini si appesantiscono dopo l’intevrento della Banca Centarle. Londra perde il 2,21%, in attesa dell’intervento del governatore della BoE Andrew Bailey, Francoforte arretra dell’1,55%, Parigi del 2,89% mentre Milano cede l’1,5%.

Pesanti anche gli scambi in Asia, nonstante il fatto che il governo di Tokyo revocherà lo stato di emergenza in 39 delle 47 prefetture prima del previsto in conseguenza del calo del numero di contagi ma la Borsa giapponese è in forte calo e perde oltre l’1,7% a fine seduta. Gli investitori sono cauti sull’ottimismo per gli impatti del virus, anche in considerazione delle preoccupazioni espresse dalla Fed sull’economia americana: se la pandemia dovesse continuare sono possibili massicci fallimenti e chiusure di attività. Il trend al ribasso si registra anche sugli altri listini di Asia e Pacifico: la Borsa di Shanghai perde l’1%, Bombay l’1,9%. Sydney chiude in ribasso dell’1,7%. Ieri il Dow Jones a Wall Street è sceso di oltre il 2% e i future oggi sono di nuovo negativi.

A Piazza Affari si guarda ad Fca, che con la francese Psa ha deciso di non distribuire dividendo alla luce della situazione d’emergenza e rimarcato che il processo di fusione procede positivamente e nei tempi previsti.

L’euro apre debole ma resta sopra quota 1,08 sul biglietto verde. La moneta europea passa di mano a 1,0810 dollari e va giù a 115,55 yen. In calo il dollaro/yen a 106,90. Lo yuan cede altro terreno sul dollaro segnando uno spot rate di 7,097 (+0,08%).  Lo spread tra Btp decennale e il Bund tedesco apre in rialzo a 235 punti, dopo aver chiuso ieri a 232 punti. Il rendimento del decennale è stabile all’1,794%.

Dal fronte macro, il tasso di inflazione della Germania è sceso drasticamente ad aprile, raggiungendo lo 0,9% su base annua, il livello più basso dal 2016. Lo rileva l’istituto Destatis nei dati finali diffusi oggi. Il dato è leggermente superiore alla precedente stima dell’istituto statistico, che aveva stimato un’inflazione allo 0,8%. I prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,4% sul mese (prima stima +0,3%).

I prezzi del petrolio sono in rialzo, supportati dalla discesa a sorpresa delle scorte settimanali Usa, ma i timori sul calo della domanda persistono, per le incertezze sulla ripresa e sul possibile arrivo di una seconda ondata del virus. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano dell’1% a 25,57 dollari e quelli sul Brent dello 0,4% a 29,32 dollari al barile.



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