Monica, cameriera al ristorante dell’aeroporto: “Mi piaceva stare in sala, ora sono pessimista”

GENOVA. Avrebbe sempre voluto viaggiare. “Sarà per quello che lavoro da 20 anni in aeroporto”. Adesso però al Cristoforo Colombo di Genova parte e atterra un solo volo, quello da Roma. Una volta ogni 2 giorni. I passeggeri tirano dritto. C’è un solo, piccolo bar, in servizio per il raro personale presente. Il ristorante è chiuso. “Io stavo lì, in sala. Mi trovavo bene con i colleghi, mi piaceva il mestiere”. Monica di Medio parla al passato. “Sono pessimista, come potrebbe essere altrimenti? Questo non è mai stato un grande scalo, però negli ultimi 2 anni il movimento era cresciuto. E si parlava di progetti importanti, milioni e milioni di viaggiatori. Invece”. E’ finito tutto, ci scommette. “Quando potrà mai riaprire sul serio, a che condizioni? Se volete, vi dico che tra 6 mesi oppure al massimo un anno ritornerà tutto come prima. Ma sappiamo che non è così”. E’ stata una delle ultime a lasciare il ristorante, il 15 marzo scorso. “Almeno sono riuscita ancora a guadagnare qualcosa. Se non fosse tutto assurdo, mi verrebbe quasi da dire che alla sottoscritta è andata bene. Sì, perché tra i miei colleghi – siamo una trentina di dipendenti – c’è stato chi ha preso 250 euro”. Spiega che “sarebbero” in cassa integrazione. Usa il condizionale. “L’azienda l’ha chiesta ed è stata accettata. Però non si sa altro. E naturalmente non si è visto un maledetto centesimo”. A 44 anni ha paura. “Da un mese e mezzo sto segregata in casa, a fare i compiti con mia figlia. E non voglio più pensare, perché altrimenti sto male”.


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