Moschee, sinagoghe e templi: da lunedì si riapre

Via libera alla riapertura di sinagoghe, moschee e templi dei culti acattolici. Come anticipato ieri da Repubblica, dopo trattative durate settimane, è arrivata oggi la firma dei protocolli con gli esponenti delle singole religioni: ad accoglierli a Palazzo Chigi c’erano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Così almeno 3 milioni di persone da lunedì potranno tornare a pregare nei loro siti spirituali.

“Sembrava una sessione d’esame, anche se con tutte le cautele: niente strette di mano, penne cambiate a ogni firma, mascherine anche per la foto di rito” dice il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che era all’appuntamento in rappresetanza dell’Assemblea dei rabbini italiani assieme a Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane. “Ripartiremo lunedì – dice ancora il rabbino – ma con molta cautela, ci dovremo abituare. La distanza nel pubblico sarà di un metro e mezzo, la mascherina sarà obbligatoria. Abbiamo già predisposto le sinagoghe, ma è certo che qualcosa nelle celebrazioni cambierà, per il canto corale, per il raccoglimento sotto lo scialle di preghiera delle famiglie, per la lettura della Torah, con l’estrazione dei rotoli che prima era un momento collettivo”. 


Saranno differenziate invece le ripartenze nel mondo musulmano: l’Ucoii, la Grande moschea di Roma e la Confederazione dell’Islam italiano hanno firmato il protocollo ma i loro luoghi di culto non ripartiranno prima del 24, quando il Ramadan sarà già terminato. Il Coreis gestisce la Moschea principale di Milano, in via Meda, oltre a quelle dei bengalesi di Palermo, dei senegalesi nel Nord Italia e dei pachistani tra Nord e Centro. “Noi abbiamo firmato e riapriamo venerdì – dice l’imam Yahya Pallavicini – con turni di 20 minuti, sermoni brevi e dieci minuti di intervallo tra una cerimonia e l’altra. Abbiamo ampliato il servizio di sicurezza e di accoglienza con i volontari e stiamo pensando di acquistare teli usa e getta, perché il tappetino da casa suggerito dall’Oms non ci pare la soluzione ideale”. E sulle differenze di scelte con gli altri rami dell’islamismo italiano, Pallavicini sceglie la diplomazia: “Il problema si pone per gli spazi più piccoli: la capienza prevista è di 200 persone massimo in ogni moschea. Non sempre sarà possibile avere entrate e uscite differenziate, e si creeranno file sui marciapiedi”.

Il rabbino Di Segni –  che da medico nel suo reparto di Radiologia all’ospedale San Giovanni, visse il primo caso di Sars romano – non si nasconde le difficoltà: “La Sars si è autorisolta, il Covid-19 è ancora un mistero. E avrà ricadute sociali ed economiche pesanti. Servirà davvero cautela, ma è un bene poter riaprire le nostre sinagoghe”. E per Noemi Di Segni “la firma del protocollo ci restituisce una delle più importanti libertà costituzionali purtroppo compressa per l’emergenza che abbiamo ora compreso essere una sfida di lungo termine”.



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