N.1 tennistavolo: “Io malato senza tampone, fermiamoci”

“La mia esperienza di malato senza tampone mi ha fatto molto riflettere e poi c’era anche l’impossibilità di far svolgere la nostra attività, visti i decreti del governo. Oltretutto, noi usufruiamo molto delle palestra scolastiche, e anche le scuole sono chiuse”. Renato Di Napoli, 66 anni, è il presidente della federazione italiana tennis tavolo che, dopo il consiglio federale svoltosi in videoconferenza, ha cancellato ogni attività “da adesso fino a quando le autorità, in particolare quelle sanitarie, ci diranno che possiamo riprendere”. Niente campionati italiani, Assoluti, giovanili e veterani a livello individuale, niente attività internazionale e niente campionato, ‘congelato’ al 4 marzo scorso: lo scudetto per società non verrà assegnato, e le retrocessioni sono state bloccate. Al centro di tutto ciò c’è questo dirigente che ancora non esce di casa, vive confinato in una stanza e mangia separato dal resto della famiglia: una condizione che lo ha fatto riflettere.

“Ad inizio marzo sono andato in ospedale per un controllo – racconta l’ex pongista per anni ‘anima’ del TT Torino e prima ancora del team del Dopolavoro delle Poste -, visto che porto un pacemaker. Una settimana dopo mi sono ammalato, una febbre alta curata dal medico di base con la Tachipirina. Poi sono passato al cortisone, la febbre non mi andava via però non mi hanno fatto il tampone. In quindici giorni ho perso dieci chili, e la mia dottoressa è certa che io abbia preso il coronavirus anche se in forma lieve. So io come sono stato, e non oso pensare a come si sia sentito chi è stato ricoverato in terapia intensiva. Anche pensando a loro non si poteva continuare, pur se per noi il ‘problemone’ è quello delle strutture dove non possiamo giocare. E poi se è stata rinviata perfino l’Olimpiade di Tokyo, e io ho dubbi anche che si faccia l’anno prossimo, figuratevi se noi potevamo continuare”.

Intanto, oltre a fermare l’attività, il Consiglio federale ha stanziato un milione di euro per le società, “soldi che saranno assegnati – spiega il presidente – in base a criteri di merito, ovvero ai risultati, una parte adesso e una guardando allo stagione 2020-’21. Questo milione lo abbiamo messo insieme perché non abbiamo fatto trasferte con la nazionale e saltato tre tornei internazionali: per altri sport non sarà tanto, per noi è una cifra enorme che abbiamo messo a disposizione”. Ma la ricaduta economica provocata dal coronavirus sarà pesante anche per il tennis tavolo, di questo il presidente è certo. “A parte il problema delle palestre delle scuole, chissà se a settembre riapriranno – dice Di Napoli -, io penso a tante famiglie che avranno problemi, a chi è stato messo in cassa integrazione e non so quanti genitori potranno permettersi di spendere i trenta euro al mese che servono per far fare un corso di ping pong al figlio. Abbiamo azzerato tutto, niente playoff, scudetto e campionati Assoluti: fa male ma ancor di più se penso all’attività di base”.


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