Napoli, De Luca “re” dei social. E col nuovo smartphone fa più ascolti di Trump

L’ultima è di stamattina: “Chi porta la mascherina al collo è due volte imbecille”. Detta in pubblico, durante una visita a un ospedale in provincia di Napoli, ma i fan di Vincenzo De Luca sono andati subito in sollucchero: quasi 13mila i “like” in poche ore al post in cui lui descrive la visita. Per avere un metro di paragone, il successivo bollettino Covid della Regione ha racimolato poco più di 100 utenti. Il virus fa spavento, ma da due mesi il vero assembramento lo fa lui, Vincenzo De Luca, naturalmente in remoto. Il dato aggiornato del suo sito ha sfondato il milione e 200mila followers e raggranellato oltre 900mila “like”.

Un “impero” comunicativo che in parte esisteva già prima, tanto da aver convinto Maurizio Crozza a portare il presidente della Regione Campania nel suo Pantheon. Ma l’emergenza virus ne ha rinverdito i fasti. E la nuova miccia si colloca forse al 20 marzo. “Se qualcuno vuole fare le feste di laurea gli mandiamo il lanciafiamme”, proclama il governatore in video. Non una novita assoluta: degli strali di De Luca contro gli “imbecilli” erano piene già le cronache, a cominciare dal povero ragazzo che nella su Salerno aveva osato graffitare un “ti amo” su un muro. Ma quel lanciafiamme era l’apertura della sua campagna  contro il virus, e piacque talmente tanto che si registrò quel giorno un picco, 113mila followers, che risultarono quasi il doppio dei 69mila raccolti dal “punto Covid” che quello stesso giorno stava facendo i Donald Trump dalla Casa Bianca.


La scoperta del mondo social ha ora portato De Luca anche a comprarsi uno smartphone, lui che ai cellulari ha sempre dedicato poco spazio politico. La paura per il contagio gli ha costruito  addosso la corazza perfetta, quella per passare indenne attraverso ciò che lui chiama “politica politicante”, ovvero i “chiacchiericci”, i problemi politici, le alleanze per le elezioni e così via. Tutto spazzato via. Lui, la sua scrivania e lo sfondo blu del suo studio sono divenuti  quasi un tutt’uno per chi lo segue ammirato. Prima del virus almeno una mediazione c’era, un giornalista che in quello stesso studio gli faceva domande per una rubrica settimanale di “Lira Tv”, emittente della sua amata Salerno. Dopo il virus la rubrica è paradossalmente diventata una conferenza stampa, una esternazione settimanale, lui e il microfono, senza neanche più quel giornalista.

Svolta dovuta ovviamente alla impossibilità di convocare riunioni nella sede della Regione. Ma il nuovo format trionfa. I toni sopra le righe  non solo sono sopportati, diventano invece il fattore principale di consenso. Arrivano le prima mascherine dalla Protezione civile, lui le esorcizza, “Sono quelle del coniglietto Bunny” e in Campania tutti riscoprono i cartoons della Warner Bros.  Proclama che “la Campania  chiuderà i suoi confini” e nostalgici e non delle Due Sicilie cominciano a chiedere che il sud si liberi prima dei laccioli imposti da un virus che parla soprattutto lombardo. “Bestie”,  urla a chi non indossa la mascherina, e giù colonne di “Bravo preside’, faglielo capire”. Standing ovation virtuale quando scopre che per strada improvvisamente si sono riversati a correre  “cinghialoni della mia età coi pantaloni alla zuava”. Anche quando va ospite da Fabio Fazio, il discorso razionale sui rischi che corre la popolosissima Campania scivola appena sulle onde dell’audience: il giorno dopo la rete è in delirio per il “fratacchione” rivolto al conduttore tv.
Una sola causa finora non gli è andata bene, quella per l’anticipo del voto a luglio. Ma è un tasto che De Luca, conscio di cosa sia la “politica politicata”, si è guardato bene dal toccare finora sui social.



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