Nisini, l’amour fou e il tempo umano

GIORGIO NISINI, ”IL TEMPO UMANO” (HARPERCOLLINS, pp. 430 – 19,00 euro) – Scambi di ruoli pericolosi che cambiano il rapporto tra due sorelle che si diceva avessero avuto una vita quasi simbiotica sono il motore di questo romanzo e il tramite, il legame tra le vicende, le esistenze dei due protagonisti, due uomini molto diversi, il più giovane letterato professor Tommaso Serradimigni e il più anziano industriale Alfredo Del Nord. Un romanzo di passioni, per il proprio lavoro e per il tempo e la sua misurazione per Del Nord che ha creato la grande fabbrica internazionale di orologi di gran lusso Dea Nigra, e di amor fou per il docente di letteratura italiana per le due figlie dell’imprenditore, Beatrice e soprattutto Maria. ”L’amore esaspera, perseguita, pone in una condizione di emergenza. E’ il coltello con cui frugare dentro se stessi, come diceva Kafka”.
    Sono queste due donne l’occasione dei tre/quattro incontri più formali che altro, a parte l’ultimo inatteso e drammatico, tra Tommaso e Alfredo nell’arco di vent’anni, dal 1997 al 2016, in cui il professore insegnerà molti anni all’Università di Bari, prima di avere una cattedra che lo riporta a quella della sua cittadina, nell’Italia centrale. E’ qui, agli inizi della sua carriera, che conosce Beatrice, sua studentessa che, incontrata al supermercato mentre chinata mostra inavvertitamente le sue grazie, lo turba, così che poi, ogni volta che la vede a lezione, non pensa ad altro finché si presenta l’occasione per un invito e un incontro in cui dichiararsi. Nasce una lunga relazione, un fidanzamento, con tanto di inviti a casa Del Nord, grande villa sulle colline, con tanto di stanza che gira come un orologio seguendo il sole.
    Alfredo, il cui amore per gli orologi nacque quando da ragazzo ne acquistò uno particolare da un rigattiere, ha una sorta di passione per il tempo, come a voler impossessarsi del suo segreto, della sua essenza, della sua capacità di misurare tutti gli aspetti del ”tempo dell’uomo”, della vita. Crea così strumenti sempre più sofisticati e eleganti e costosissimi, divenuti ovunque uno status symbol. Al contrario Tommaso vive l’imprevedibilità dei sentimenti e delle proprie pulsioni, che, da una parte, sono quelle che lo portano a crearsi una vita tranquilla borghese anche sul piano sentimentale, come potrebbe essere con la semplice, controllata Beatrice e poi sarà con la piacente Violetta, madre dei suoi figli; dall’altra, sempre all’erta, potrebbe perdere la testa in qualsiasi momento, come accade quando conosce la sorella della sua fidanzata, Maria, e vive con lei un amore fatale, tutto provocazioni e sessualità.
    ”Io e Maria non esistevamo, questo era il punto, non esistevamo per il mondo, esistevamo solo per noi stessi”. Amore fatalissimo, perché un giorno i due verranno scoperti nel bel mezzo di un loro gioco erotico nella stanza di Beatrice, proprio da questa. E’, più che uno scandalo, un dramma famigliare e tra le due sorelle. Si spezzerà il loro intimo e tenero vincolo, con Maria che, costretta a rinunciare a quella grande passione, si trasferisce a curare gli interessi della Dea Nigra in Germania, e Beatrice che vince un dottorato al Nord, dove resterà sempre più preda di sue infauste ossessioni.
    Passano gli anni per Maria e Tommaso, che non hanno praticamente più notizie l’uno dell’altra, ma al fondo delle loro nuove, normali vite resta come una piccolissima brace viva, ”che le faceva ancora venire, ogni tanto, soprattutto nelle giornate di bel tempo, un insopprimibile desiderio di stringersi le mani con forza fino a farsi male”. Anni vissuti con la coscienza ”dell’irreparabilità di una storia che non sarebbe mai più stata possibile”, ma anche arrivando a capire che ”l’amore è una forza verticale, certo, che procede giù, in profondità, col ticchettare velocissimo di un cronometro da gara; ma è anche orizzontale, che muta e cambia col passare delle stagioni, che si mette alla prova nelle metamorfosi della lunga durata”. E quel risentirsi e incontrarsi, che appare inevitabile, a un certo punto accade, mettendo in moto una serie di fatti sconvolgenti.
    Un romanzo molto ben costruito, in un gioco di incastri e flashback con un po’ di suspense per l’atteso ricercarsi dei due amanti, scritto in prima persona con Tommaso io narrante e in terza persona per la storia di Del Nord, che è come fosse una ricostruzione sempre di Tommaso. Soprattutto però un’analisi continua, sottile, leggera dei sentimenti e della sessualità quali motori dell’esistenza, un’indagine di una passione viva a confronto con un’altra invece tutta di testa e d’animo razionale; una con tendenza distruttiva, in cui annullarsi, l’altra che costruisce e in cui esaltarsi, ma tutte e due che alla fine fanno ritrovarsi soli. (ANSA).
   


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