“Noi, senza aiuti da cento giorni”

Il cibo o le bolletteSalvatore, magazziniere:“Sono un padre di famiglia, tre figli. Mia moglie lavora in una pizzeria e dal 18 marzo è rimasta a casa fino a poco fa, quando ha ripreso il lavoro per 3 giorni alla settimana. Dell’erogazione della sua cig in deroga non abbiamo visto neanche l’ombra. Io fortunatamente ho lavorato sempre, con tutte le paure passate in secondo piano perché altrimenti non avremmo mangiato. Abbiamo fatto la richiesta di sospensione del mutuo e dopo 50 giorni non riusciamo ad avere una risposta sull’accettazione, continuiamo a pagarle le rate. Per fare la spesa abbiamo lasciato indietro il pagamento delle utenze che ora ammontano a 1000 euro. Prima del Coronavirus non facevamo una vita scintillante ora però senza uno stipendio è impossibile. La cosa che mi lascia basito è come sia possibile dare incentivi per l’acquisto di biciclette e non fare qualcosa per le famiglie come la mia”.
 
Neanche un euro da gennaioCristina, commessa:“Vivo a Collegno, provincia di Torino, ho 51 anni e sono commessa da trenta anni sempre nello stesso settore, quello della cartoleria, settore in sofferenza da anni . Il mio titolare fatica a pagarmi lo stipendio ma non mi licenzia perché la mia forza lavoro è comunque importante. Arriva il Covid: mettiti in ferie. Va bene. Prendi i permessi. Va bene. Ti danno la cassa integrazione. Va bene, preparo la domanda. Non percepisco stipendio da gennaio e nemmeno la cassa integrazione. Ringrazio di avere un marito che ha il posto fisso”.
 
Pago per lavorareGianni, dipendente commercio:“Sono in cassa integrazione dal 12 marzo, lavoro con contratto a tempo indeterminato per una piccola azienda del settore commercio in provincia di Bergamo.Non abbiamo ancora visto un euro e nel frattempo ho pagato due rate del mutuo e due del prestito auto, ho un figlio di 18 anni, mi chiedo fino a quando potrò far fronte ai miei impegni. Dal 18 maggio abbiamo ripreso a lavorare part-time e il mio ufficio si trova a 37 km da casa, quindi lavorare 4 ore al giorno devo anticipare circa 50,00 euro la settimana di benzina e autostrada, in pratica pago per andare a lavorare e non percepisco un euro da tre mesi”.
 
Ci salva la nonnaLavinia, commessa:“Ho 38 anni, lavoro da più di 10 anni in un negozio di brand internazionale. Ho fatto progetti di vita, figli, abbiamo preso mutui . Era tutto perfetto anche se faticoso, poi questo. Inizialmente ero fiduciosa perché ho sempre creduto nello Stato sociale. Poi passavano i giorni ; la promessa di facile sospensione del mutuo si è rivelata buona solo per la banca, che sospende solo la quota capitale della rata, mentre gli interessi devono essere pagati; la promessa di anticipo della cig in deroga diventa impossibile da richiedere servono documenti dalle nostre aziende che, visto la chiusura, non possono fornirceli, inoltre la nostra banca chiede interessi sull’anticipo come fosse un normale prestito. I soldi sono finiti e abbiamo dovuto chiedere aiuto a mia madre, pensionata sola con 800 euro al mese. Qualche giorno fa mio marito ha avuto il pagamento della cig, Io ancora aspetto”.
Erika, dipendente cooperativa:“Ho 24 anni, sono dipendente presso una cooperativa. Da marzo non ho potuto lavorare, sia io che il mio convivente ci siamo visti azzerare le entrate e nonostante il sostegno costante del responsabile che ci invitava a resistere, da quando sono senza lavoro non ho ancora ricevuto un euro. Siamo appena andati a convivere, come dovrei andare avanti? Ci meritiamo la dignità di poter avere un aiuto: siamo i ragazzi su cui si dice di voler puntare”. 
 
Dovrò chiedere il TfrYuri, architetto:“Sono un architetto di 39 anni, da oltre 15 lavoro per uno studio a confine tra Marche e Abruzzo. Unico dipendente. Ho un bambino di un anno e un mutuo di casa sulle spalle. Da aprile sono in cassa integrazione in deroga per Covid-19, per 9 settimane a partire dal 1 aprile, prorogata proprio questa settimana per ulteriori 9. La prima richiesta, presentata dall’azienda il 23 aprile è stata presa in carico soltanto un paio di giorni fa, ovviamente nemmeno un centesimo è arrivato dall’Inps da 2 mesi. Per la seconda richiesta, mi viene da ridere sulla triste tempistica che potrà avere. Sarò costretto con ogni probabilità a richiedere un sostanzioso anticipo sul Tfr, visto che nel frattempo, a parte una breve sospensione del mutuo, le utenze e assicurazioni sono arrivate con puntualissima regolarità”.
 
Il mio albergo chiuso
 
Davide, albergatore“Abbiamo un piccolo hotel 3 stelle colpito dall’improvvisa caduta del turismo a causa del Covid-19 e costretto a chiudere a fine febbraio. Abbiamo 17 dipendenti tutti bravissime persone e grandi lavoratori che in questi anni con sacrificio insieme a noi hanno tenuto in piedi l’hotel contro l’agguerrita concorrenza. Alla chiusura subito abbiamo fatto richiesta come indicato dalle procedure di accedere alla Fis per i dipendenti. A tutt’oggi non abbiamo visto un euro. Abbiamo anticipato quel che potevamo aiutando come potevamo i più deboli sull’orlo della disperazione ma anche noi abbiamo completamente terminato le risorse”.
 
13 tipografi senza cig
 
Gianni, tipografo“Siamo una piccola tipografia a Firenze con 13 dipendenti, non eravamo iscritti al fondo Fsba. I nostri clienti sono per l’80% alberghi e ristoranti, come è stato dichiarato il lockdown abbiamo richiesto la cassa integrazione ma ancora non abbiamo visto un euro nonostante che ci dicano che la domanda è tutto ok.La situazione per molti di noi è al limite e nonostante la riapertura non si sono visti miglioramenti, la cassa integrazione scadrà il 19 giugno e dopo?”. 
 
Non sono invisibileGiuseppina, stagionale“Sono una lavoratrice stagionale (almeno così credevo) addetta alla reception in una struttura alberghiera in provincia di Firenze e ho lavorato da aprile a settembre 2019.Di fatto non ho alcun sostegno economico, sono senza lavoro e la domanda per il bonus di 600 euro è stata respinta da INPS in quanto il mio contratto per un codice senza senso risulta a tempo determinato e non stagionale. Ecco mi chiedo, al di là di codici o diritto ad un sostegno o devo essere esclusa perché invisibile”.
 
Verso il licenziamentoAntonella, moglie di un cuoco“Mio marito fa il cuoco. Siamo monoreddito. È stato messo in cassa integrazione fino ad agosto, poi probabilmente sarà licenziato, visto che la ditta per cui lavora fa catering per banchetti. Da uno stipendio di 1500 euro, ne abbiamo ricevuti 500,che sono serviti per pagare le bollette. Almeno non ci fosse il blocco dei licenziamenti, che ci porterebbe ad avere la disoccupazione, un po’ più consistenti”.

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