Oggi ‘Plenum’ Anm, resa dei conti dopo bufera intercettazioni

Oggi il plenum dell’Anm, con la giunta che rischia lo scioglimento dopo la pubblicazione delle ultime intercettazioni dell’inchiesta che ha travolto l’ex presidente Palamara. Bonafede parla di “terremoto nella magistratura italiana che impone una risposta tempestiva delle istituzioni” e annuncia che questa settimana accelererà per la riforma del Csm.

“E’ assolutamente necessario e urgente che Anm e Csm facciano autocritica in vista di una autoriforma del sistema, offrendo ogni collaborazione agli organi competenti, a partire dal ministro”. Lo afferma all’ANSA il magistrato Gian Carlo Caselli, ex capo della Procura di Torino. “Tutto questo – spiega Caselli – anche per evitare o per giocare d’anticipo rispetto a proposte che potrebbero essere non di riforma, ma di vendetta nei confronti della magistratura, da parte di chi non ne ha troppo gradito la sua attività indipendente”. “Le intercettazioni che sono emerse dal procedimento in corso davanti alla magistratura di Perugia rivelano un groviglio di manovre e spesso anche di baratti che hanno consentito a molti di parlare di un suq per quanto riguarda la nomina di questo o quel magistrato a questo o quel posto direttivo”. “E’ evidente l’effetto di queste intercettazioni – aggiunge Caselli – una specie di tsunami su Anm, Csm e magistratura in generale“.

Oggi è una giornata ad alta tensione per l’Associazione nazionale magistrati che deve cercare di ripristinare la governance delle toghe – andata in tilt sabato sera – traghettando il ‘sindacato’ di giudici e pm verso le prossime elezioni. Il confronto nel Comitato direttivo centrale sarà difficile e in salita, in ‘sella’ è rimasta solo Autonomia e Indipendenza di Piercamillo Davigo, mentre Area e Unicost si scambiano accuse e portano alla luce un conflitto diventato esplosivo ogni giorno di più, al ritmo quotidiano delle intercettazioni sul ‘sistema’ Palamara, il ‘ras’ di Unicost finito sotto indagine a Perugia e kingmaker del risiko delle procure. Area, la corrente progressista dei magistrati, ha spiegato di aver gettato la spugna perchè Unicost ha fatto un passo indietro sulla questione morale che ha travolto il Csm quasi un anno fa, e che ha avuto Palamara come ‘regista’ del correntismo e carrierismo più esasperato. Unicost, corrente moderata, è invece sbottata dicendo di non essere più disposta a stare sotto ‘protezione’ e rimproverando ad Area di non aver fatto anche lei la necessaria autocritica, oltre a non aver preso le distanze dalla “campagna di fango” di questi giorni.

Al di là del Csm la situazione resta difficilissima a 360 gradi e per certi versi non è cambiata nella sostanza a quasi un anno dalle prime rivelazioni: anche allora al Quirinale giunsero pressioni per lo scioglimento del Csm ma dal Colle si sottolineò come uno scioglimento secco dell’organo di autogoverno avrebbe bloccato il processo di riforma stesso, costretto il sistema ad usare le vecchie regole di elezione e avrebbe congelato i procedimenti disciplinari avviati. Ed è utile ricordare che provvedimenti disciplinari, e in alcuni casi anche giudiziari, sono tuttora aperti.
   


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