Ore 21: mille negozi e ristoranti di Torino riaprono per una protesta simbolica: “Fateci ripartire”

Per cinque minuti stasera il centro di Torino ma non solo  è tornato a illuminarsi come non accadeva da 55 giorni. Negozi e ristoranti hanno aderito in massa al flash mob lanciato a livello nazionale da Horeca, ma che in città ha visto una partecipazione spontanea che va oltre le tradizionali sigle delle associazioni che raggruppano commercianti ed esercenti. Luci accese e serrande alzate anche a Vanchiglia e nel Quadrilatero, a San Salvario, i luoghi per definizione della movida torinese. Alla fine almeno un migliaio le adesioni. Ed è stato così anche nel resto del Piemonte: da Alessandria a Cuneo, da Biella Verbania, ristoratori e negozianti hanno riaperto simbolicamente i locali per chiedere una volta di più che il ockdown finisca e si torni a lavorare. Il tutto in un panorama di città deserte complice anche la pioggia che ha colpito tutto il Nord Ovest. Ma il segnale è stato dato con destinatario, almeno qui in Piemonte, non solo il premier Conte ma anche il presidente della Regione Cirio restio a concedere il via libera al takeaway da lunedì come accadrà in tutte le altre regioni.
Dal Quadrilatero a piazza Vittorio, scene da una protesta: il flash mob di negozi e ristoranti
Dopo gli allarmi di Ascom e Confesercenti sulle 25mila persone coinvolte dalla cassa integrazione nel settore e la preoccupazione sul rischio di fallimento per tanti esercenti, la decisione del governatore del Piemonte ha fatto infuriare i commercianti: “Senza misure di sostegno queste scelte ci porteranno alla chiusura – dice Fulvio Griffa del coordinamento delle associazioni di via del centro di Torino – Questo avrà delle conseguenze sul sistema economico anche perché porterà alla disoccupazione migliaia di persone nella sola Torino. Se non si può ripartire subito servono provvedimenti rapidi da parte del governo per non far morire le nostre realtà”.
Ma ecco le voci di alcuni dei protagonisti del flash mob. “Vorremmo indicazioni certe – spiega Francesco Marrali, della caffetteria Antonelli – su come evolverà la situazione, perché al momento non ce ne sono. E un aiuto per fronteggiare i gravi problemi che dovremo affrontare con la riapertura. Lo Stato, per esempio, potrebbe congelare una parte della tassazione”.

“Da mesi – afferma Paolo Zanierato, proprietario del negozio di abbigliamento J3 – sono pieno di merce invenduta. Una stagione persa. Con un costo enorme. Le previsioni non sono confortanti. E c’è troppa incertezza. Si dice che, con la riapertura, i locali andranno sanificati due volte al giorno, e che si dovranno santificare pure, volta per volta, i singoli capi provati dai clienti. Ma vi sembra fattibile?”
Una protesta “silenziosa e pacifica” per richiamare l’attenzione sui problemi che l’emergenza coronavirus ha creato a tutto il settore del commercio: dalle caffetterie ai negozi di abbigliamento, dalle librerie ai ristoranti.


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