P.a, Dadone: ‘Dubbi sul buono pasto in smart working’

Una P.a più digitale e non solo nella fase dell’emergenza Coronavirus. Così la ministra della P.a, Fabiana Dadone, immagina il futuro della macchina pubblica, parlando alla commissione Affari costituzionali della Camera.
Per lo smart working l’obiettivo è arrivare al 30% a regime, il che implica una riorganizzazione e per questo è stato già avviato “un tavolo” con i sindacati, per affrontare “non solo il diritto alla disconnessione ma anche – dice – altre questioni”: ad esempio, “il buono pasto ha senso in un’ottica di presenza fissa ma è più difficile concepirlo in smart working, le due cose non si connettono così tanto”. Quanto ai concorsi “si pensa a una norma sperimentale – annuncia – per permettere fino alla fine dell’anno di svolgere le procedure concorsuali attraverso un massiccio ricorso al digitale, decentrandole in più sedi sul territorio” e “velocizzando”.

“Invece di aiutare i lavoratori, che aspettano da settimane la cassa integrazione promessa, il governo pensa di togliere anche i buoni pasto… Ma hanno capito che siamo in guerra e i lavoratori hanno fame e famiglia o no?”. Così Matteo Salvini sui dubbi espressi dal ministro sui buoni pasto a chi è in smart working.

“Capisco la noia di stare a casa e la depressione da calo dei consensi, ma cosa c’entrano i dipendenti pubblici con la cassa integrazione? E dov’era Salvini quando il centrodestra al Governo massacrava il pubblico impiego? Se vuole aiutare, doni parte del suo stipendio”. Così la ministra, su Twitter, ribatte al segretario della Lega.

   


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