Paradise, collaboratori giustizia tra i monti

Calogero (Vincenzo Nemolato) è una persona semplice come tante, un siciliano venditore ambulante di granite che un giorno assiste ad un omicidio di mafia e decide di denunciare l’assassino, testimoniare. Ed è così che l’uomo viene subito spedito, grazie al programma protezione testimoni, nel posto più lontano dalla Sicilia: tra le montagne del Friuli, a Sauris.
    Inizia così ‘Paradise. Una nuova vita’ opera prima di Davide Del Degan, già in concorso al Torino Film Festival e ora in sala con Fandango (da oggi in Veneto e Friuli Venezia Giulia e dall’8 ottobre in tutta Italia).
    Calogero, oltre al rammarico per aver perso il contatto con la sua famiglia che si è rifiutata di seguirlo, compresa la sua unica figlia appena nata, si ritrova un problema non da poco: il killer (Giovanni Calcagno) contro cui lui ha testimoniato è diventato a sua volta collaboratore di giustizia e, per un errore, è stato spedito nella stessa località e con lo stesso falso nome.
    Il nostro Calogero è convinto che sia lì per ammazzarlo, e non sa che il killer, vive questo taglio col proprio passato come un’opportunità che la vita gli ha voluto regalare. “Calogero – spiega Del Degan di questo film, coproduzione Italia-Slovenia, – non ha mai voluto essere eroe e, suo malgrado, si ritrova ad affrontare una scelta troppo grande con le relative conseguenze.
    Solo, e nel posto sbagliato, si sente abbandonato dalla famiglia e minacciato dal sicario che ha denunciato, che al contrario scappa da una vita che non avrebbe voluto. Paradossalmente – continua il regista nato a Trieste nel 1968 – per il killer, Calogero è un liberatore. La sua testimonianza era l’occasione che aspettava per poter abbracciare un nuovo se stesso”.
    E ancora Davide Del Degan: “Considero Paradise una commedia ‘stranita’, drammatica e ironica allo stesso tempo. Un film nato da diversi incontri e che vuole parlare soprattutto di quelle seconde opportunità che ti dà la vita”.
    Per quanto riguarda lo spaesamento, uno dei temi forti di quest’opera prima, conclude il regista triestino: “È soprattutto uno spaesamento interiore, un momento di emozioni molto forti dei miei personaggi verso grandi cambiamenti. Una cosa che si lega anche a un fatto personale: stavo per diventare padre, un appuntamento verso il quale ero, io stesso, un po’ spaesato”.
    (ANSA).
   


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