philos: Arturo Baldan

Apre sabato 5 settembre alle ore 16, presso la Galleria del Ridotto di Cesena, la mostra personale dell’artista veneto Arturo Baldan (Dolo, 1964). L’esposizione, selezionata nel bando 2020 per l’assegnazione degli spazi espositivi del Comune di Cesena, propone una selezione di una quarantina di lavori che bene esemplificano le ultime ricerche dell’artista facenti parte della
sua più recente produzione dal titolo “philos”.
I lavori esposti possono essere identificati come installazioni dalla molteplice valenza espressiva: pittorica, per l’evidente componente segnica e cromatica e poi scultorea per l’altrettanto
esplicita forza tridimensionale e plastica della materia. Un percorso ricco di suggestioni che saprà colpire l’occhio e l’anima di ogni visitatore.

Breve nota critica a cura di Marco Dolfin

Approdato dopo vari anni di ricerca ad una nuova fase di sperimentazione artistica, Arturo Baldan avvia nel 2012 un nuovo modo di concepire e realizzare le sue creazioni dal titolo “philos”. Un termine, quest’ultimo, che si riferisce a quello che gli antichi greci usavano per designare il cosiddetto “amore fraterno”, ossia una delle tre classificazioni amorose, insieme ad Eros ed Agape, da loro
teorizzato.
Si tratta di originali installazioni costituite da un telaio in alluminio su cui dei filati, posti in tensione, vanno a realizzare un seriale e pluricromatico disegno geometrico che altera sorprendentemente la sua forma a seconda della posizione da cui lo si osserva. Un procedimento complesso si cela dietro la creazione di questi lavori che prevede dapprima la progettazione attraverso un
bozzetto e poi la realizzazione artigianale di tutti i suoi elementi, dai fili in tessuto, colorati a mano, fino all’assemblaggio del telaio in alluminio e della struttura in plexiglas.
Potrebbe sembrare dunque, questa ricerca artistica, una sorta di prosecuzione di quel freddo razionalismo geometrico e ipnotico cinetismo dell’optical art alla Biasi, ma in realtà non è così. Poiché dietro alla ricerca di Baldan non vi è solo una mera prerogativa formale, ma una potente valenza simbolica di natura metaforica. Infatti l’artista attribuisce ad ogni elemento della sua composizione
una delle tre istanze freudiane della personalità.

I fili rappresentano l’Es ossia il livello inconscio delle pulsioni e degli istinti, mentre il telaio che regge e pone in tensione i fili sta invece a simboleggiare il Super Io che ha il compito di controllare e dominare gli istinti attraverso la coscienza e le norme sociali. La mediazione tra queste due forze va a costituire l’opera nella sua interezza che simboleggia così l’Io. Ecco che ognuna di queste opere a seconda della loro conformazione e del rapporto tra le sue componenti costitutive va a riprodurre una specifica personalità che il visitatore potrà liberamente e psicoanaliticamente interpretare secondo la propria emotività.


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