Phyllida Lloyd, un inno alle donne in fuga dalla violenza

Dimenticate le atmosfere romantiche e trascinanti di Mamma Mia!, semmai concentratevi sul ritratto senza sconti di Margaret Thatcher in The Iron Lady, ma soprattutto badate ad una coincidenza: Phyllida Lloyd è nata lo stesso giorno, 17 giugno (nel suo caso 1963), di Ken Loach perché Herself – La vita che verrà ha un tocco di umanità molto simile. Il film applaudito al Sundance Festival è ora alla Festa di Roma e uscirà il 25 novembre con Bim in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La regista di cinema e teatro britannica, con la decisiva collaborazione dell’attrice irlandese Clare Dunne che firma anche la sceneggiatura, oltre ad essere protagonista, porta alla ribalta un inno “al coraggio delle donne. A quelle che riescono a scappare, a chiudersi dietro la porta e cominciare un doloroso viaggio sapendo che saranno in pericolo, anzi ancora di più in pericolo una volta uscite di casa, e a quelle che non ce la fanno e hanno il coraggio di restare accanto al loro partner violento che le picchia e le abusa”.

Il film, ha detto la Lloyd collegata dal Regno Unito, “vuole raccontare un viaggio di speranza molto attuale. Sappiamo che la pandemia ha accentuato la piaga della violenza, noi abbiamo girato poco prima, ma alla base c’è la cura, la rinascita, difficile, in salita, di chi va via per la violenza domestica. Cosa accade il giorno dopo che hai tirato dietro quella porta magari con i tuoi figli traumatizzati accanto? Quel day after è un percorso di cui tutti siamo responsabili e su cui non possiamo chiudere gli occhi: dall’isolamento alla comunità, è solo così che si rinasce”. Nel film Sandra (Clare Dunne), dopo l’ennesimo atto di ira del marito che le provoca un danno irreparabile al braccio, trova finalmente il coraggio di fuggire con le sue due figlie. La società dovrebbe proteggerla, le associazioni di social housing e di protezione ci provano, ma non è affatto facile ricominciare e con la possibilità di essere di nuovo attaccata e magari privata dei figli. Con l’aiuto generoso di una donna presso la quale fa le pulizie domestiche come a sua volta faceva la madre, Sandra si mette in testa di costruire una casa tutta per loro. E solo la collaborazione gratuita di altre persone, nonostante enormi difficoltà e situazioni pericolose che l’ex marito mette in atto per riprendersi come fosse un oggetto la ‘sua’ donna, la fa arrivare alla fine dell’impresa, da lì comincerà una nuova vita.

“Sembra una favola a lieto fine – ammette Phyllida Lloyd – invece è tutta verità. Ci siamo ispirate ad una storia che Clare conosceva direttamente e a tante ricerche che abbiamo svolto con organizzazioni di aiuto contro la violenza sulle donne. Si può ricominciare: ebbene sì il cinema, io ci credo ancora, può provocare cambiamenti e spero che sia motivazionale per tante donne”. Nel Regno Unito e in Irlanda sarà accompagnato dal sostegno di Women’s Aid e Refuge. Lloyd e Dunne si sono conosciute a teatro: per la versione interamente femminile dell’Enrico IV di Shakespeare, “da lì la voglia di lavorare ancora insieme con un progetto cui crediamo molto. Mi sono sentita io stessa portatrice di aiuto alle donne in difficoltà e probabilmente la mia strada cinematografica, fuori dai grandi budget come per gli altri film, è proprio questa”. Nel cast anche i due candidati ai Tony Harriet Walter, Conleth Hill.


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