Quando Gianni Mura raccontava i Navigli di Milano, dai “trani” al lunapark

Due mesi fa, il 21 marzo, ci lasciava Gianni Mura. In pochissimi giorni Repubblica ha raccolto in ‘Il Mondo di Gianni Murà (a cura di Angelo Carotenuto e Giuseppe Smorto) un’antologia di suoi articoli tra reportage dal Tour de France, interviste, incursioni gastronomiche e la rubrica Sette giorni di cattivi pensieri. Oltre 30 mila copie vendute finora in edicola con il giornale, tante prenotazioni in coda. E tra i tanti articoli, anche uno che Gianni Mura dedicò a Milano e ai suoi Navigli l’8 gennaio 2006.

L’ultimo barcone con le bobine di carta per le rotative arrivò sotto il Corriere il 15 marzo 1929. Le cartiere, la Burgo, la Binda, erano oltre le mura, verso Corsico. Ma ancora nel ’51 alla Darsena di Porta Ticinese si contarono 697.130 tonnellate di merce e questo faceva di Milano il dodicesimo porto italiano, dopo Ancona e prima di Palermo. Parlare di Navigli oggi, a Milano, ha qualcosa di scivoloso. Un po’ per l’inevitabile gioco passato-presente (che poi non è un gioco), un po’ perché i Navigli non sono due, come molti credono (il Naviglio grande e il Pavese, uniti dalla Darsena) ma cinque. Quando il tassista dice “va bene se facciamo la Cerchia dei Navigli?” uno risponde distrattamente di sì e non pensa che una volta si diceva Cinta dei Navigli e quello della Martesana arrivava a Milano in pieno centro: entrava da via Gioia, fiancheggiava la Cassina di Pomm (dove Casanova ebbe le grazie della bella Zenobia il giorno prima delle di lei nozze), passava il Ponte delle Gabelle, arrivava in San Marco, dove formava un laghetto, e poi avanti, via Fatebenefratelli, via Senato, via san Damiano verso corso Monforte: lì c’ era il ponte detto delle Sirenette, in ghisa, tanto che per la gente divennero familiarmente le sorelle Ghisoni. Adesso sono al Parco Sempione. “I cà di sciori”, le case dei signori, cioè dei nobili, dei ricchi o di tutt’e due le cose insieme, sono concentrate qui, e la più bella, la più dipinta era quella dei Visconti di Modrone, col suo splendido giardino e le preziose balconate. Un altro laghetto era in Santo Stefano, realizzato intorno al 1388, al tempo di Giangaleazzo Visconti, dalla Fabbrica del Duomo.



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