Quella data cerchiata in rosso che fa tremare Conte

Ci confronteremo nelle prossime ore con le singole forze politiche e poi collettivamente e cercheremo di capire meglio queste notazioni critiche e che istanze rappresentano“. Giuseppe Conte lo aveva detto chiaramente: questa fase non seguirà le classiche “liturgie del passato“. Prima incontrerà le singole forze politiche e poi riunirà i capi della coalizione per fare il punto della situazione. Il premier ha in mente una strategia ben precisa per evitare di perdere la poltrona: rivedere la ripartizione dei fondi del Recovery Fund e fare un passo indietro sulla task force di supermanager a cui affidare la supervisione tecnica dell’attuazione dei progetti. Ma deve muoversi perché sta arrivando la data che rappresenta la causa di queste notti insonni.

Perciò è stato costretto ad accelerare i tempi, rivedendo il programma delle consultazioni per avviare la verifica di governo. Come riportato da La Repubblica, si partirà domani alle 16:30 con la delegazione del Movimento 5 Stelle e poi con quella del Partito democratico. Successivamente sarà il turno di Liberi e Uguali e Italia Viva. Oltre ai leader delle forze di maggioranza, prenderanno parte agli incontri anche i capidelegazione e i capigruppo in Parlamento. Ma la parola “crisi” mette paura all’Europa tanto che David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, è costretto a intervenire: “Bisognerebbe accostarcisi con un po’ di pudore e prudenza perché può dare la sensazione di un Paese che mette meno a fuoco i propri obiettivi. Ci vorrebbe prudenza, dobbiamo avere paura della crisi, non assecondarla“.

La data della crisi?

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi erano stati descritti come piuttosto impazienti per le circostanze che si sono create, ora sembrano aver scelto la strada della cautela e della moderazione. A non abbassare la testa e a proseguire fino in fondo sono i renziani, con Maria Elena Boschi che ha tenuto a precisare: “Non vogliamo nessuna crisi. Conte ha detto che ha i ministri migliori del mondo e quindi per noi anche l’argomento rimpasto è chiuso. Però non siamo yesman“. Senza dimenticare che Matteo Renzi nelle scorse ore ha lanciato un chiaro ultimatum al premier Conte: “Deve fermarsi, scusarsi e ricominciare. Se vuole pieni poteri come aveva chiesto Salvini, io dico di no. È un problema di rispetto delle regole. E in quel caso ritireremo il sostegno al governo“.

Sul calendario comunque è cerchiata una data in rosso: lunedì 28 dicembre. Il presidente del Consiglio avrà esettamente 14 giorni per fare inversione ed evitare la crisi. Sì, perché per quel giorno Renzi sarebbe pronto ad alzarsi dalla sua postazione nell’aula di palazzo Madama e staccare la spina. Accusando Conte, bombardandolo così come ha fatto pochi giorni fa in Senato. E decretando la chiusura di “una stagione politica” chiedendo di aprirne una nuova.



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