Quell’Italia migliore di chi la guida

Nelle graduatorie degli insegnanti che tra poche ore dovranno salire in cattedra ci sono 40mila errori ma, dice la ministra Azzolina, «va bene così». Il ministro Gualtieri finalmente ammette che la cassa integrazione straordinaria per il Covid è stata ed è un disastro, ma intanto si va avanti così. Quasi trenta deputati Cinque Stelle non votano la fiducia a Conte sul prolungamento dei poteri straordinari, ma il governo resta così. Il bollettino quotidiano della politica assomiglia ogni giorno di più a quelli di guerra. Si contano sconfitte, morti e feriti, ma il generale Conte non molla, anche se la sua Caporetto non appare poi così lontana.

Nonostante tutto questo, fuori dal cono illuminato da riflettori interessati, c’è un’Italia che superata la botta primaverile si sta già rimettendo in moto. È quell’Italia che non aspetta la politica e che da tempo ha rinunciato a considerare i giochi dei palazzi romani come il centro del mondo. Se le piccole aziende, soffocate dalla mancanza di liquidità e dalle scadenze fiscali, soffrono alla pari del commercio e dei servizi, la maggior parte delle medie imprese sono infatti già in piedi e guardano avanti. A guidarle ci sono imprenditori invisibili all’opinione pubblica, gente che non ha tempo da perdere nei dibattiti televisivi e che tiene alla propria privacy. La maggior parte di loro ha villone e Ferrari d’ordinanza, qualcuno pure lo yacht, ma ogni fine mese tutti staccano assegni per gli stipendi a centinaia e centinaia di dipendenti (e non hanno smesso di farlo neppure in questi mesi).

È l’Italia che ce la fa da sola e che per questo è disprezzata dai politici e dagli intellettuali di sinistra che ancora inseguono la tragica chimera dello Stato padrone (che a sua volta perseguita l’imprenditore di successo perché non può che essere un evasore fiscale). Ecco, se oggi l’Italia è in qualche modo in piedi nonostante quello che è successo, il merito esclusivo è di questi signori, non certo di un governo che ha combinato solo pasticci e altri si appresta a combinarne.

A un grande finanziere ebreo ho chiesto come mai la fiducia dei mercati nell’Italia fosse tutto sommato ancora decente. Mi ha risposto: perché i mercati hanno capito che nella sostanza l’Italia non è governata dai suoi modesti governanti, ma dai migliori italiani. Migliore complimento non avrebbe potuto farci.


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