Reddito di cittadinanza alla ‘ndrangheta: oltre 500mila euro di sussidi per 101 boss del Reggino

Per i tribunali sono boss e colonnelli di storici casati mafiosi, capi e gregari dei maggiori clan di ‘ndrangheta, per l’Erario indigenti e disoccupati da sostenere con aiuti e sussidi. Per mesi, centouno mafiosi di Reggio Calabria e provincia hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza e altri 15 avevano già inoltrato la domanda e attendevano l’esito della pratica. A scoprirlo, la Guardia di Finanza della città calabrese dello Stretto, che ha passato al setaccio una lista dei circa 500 soggetti condannati definitivamente per associazione mafiosa e altri reati di mafia tra la Piana di Gioia Tauro, Reggio Calabria e la Locride.

Un quinto dei boss e gregari controllati nei mesi scorsi, molti dei quali destinatari di sequestri milionari e secondo i magistrati in grado di accumulare patrimoni milionari anche grazie al traffico di droga, ha “dimenticato” le pesanti condanne rimediate e si è messo in fila per ricevere il reddito di cittadinanza. Risultato? Oltre mezzo milione di sussidi finiti in mano a noti esponenti dei clan.


Fra loro ci sono esponenti di spicco dei grandi casati di ‘ndrangheta della città, come i Tegano e i Serraino, capibastone della Locride e persino i figli di Roberto Pannunzi, conosciuto come il Pablo Escobar italiano, uno dei più grandi broker mondiali di cocaina, che si faceva vanto di pesare i soldi anziché contarli. Tutti quanti sono stati denunciati e i loro casi segnalati alle procure di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania, dove alcuni dei boss erano ormai stabilmente residenti. Toccherà invece all’Inps avviare le procedure di recupero degli oltre 516mila euro di sussidi indebitamente erogati. 

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