Referendum: Segre, non sono solo costi e poltrone, voto no

“Mi pare che la questione venga un po’ troppo drammatizzata. Ci sono buone ragioni sia per il sì sia per il no. Io alla fine mi sono orientata per il no soprattutto in coerenza con il mio atteggiamento generale verso il Parlamento. Sono entrata come si entra in un tempio perché il Parlamento è l’espressione più alta della democrazia. Quindi sentir parlare di questa istituzione che fa parte della mia religione civile come se tutto si riducesse a costi e poltrone, è qualcosa che proprio non mi appartiene”. Lo afferma la senatrice a vita Liliana Segre a proposito del referendum sul taglio dei parlamentari, in un’intervista a la Repubblica.
    “Credo che nessuno vorrebbe trovarsi nei panni della ministra Azzolina – osserva – che in questa emergenza ha dovuto esercitare l’arte della quadratura del cerchio. È importantissimo che la scuola ricominci”; l’esperienza del lockdown nei giovani “credo che abbia spinto tutti a riconoscere il valore imprescindibile della scuola. C’è una scuola da reinventare e da proteggere”. Sull’operato del governo: “Sarà perché sono priva di esperienza politica ma io non riesco proprio a capacitarmi del clima arroventato e delle contrapposizioni feroci. Per come la vedo io, di fronte ad una catastrofe come la pandemia del Covid 19 un grande Paese si dovrebbe unire. Anche se vediamo uno sconosciuto che si esibisce come funambolo al circo lo seguiamo con trepidazione, temiamo per la sua sorte. Come è possibile che mentre il Presidente del Consiglio attraversa il precipizio con l’Italia sulle spalle, e se cade da una parte rischiamo milioni di contagiati e se cade dall’altra c’è lo sfacelo economico, qualcuno si metta ad urlare improperi?”. Invece “i cittadini comuni nella grande maggioranza hanno dato una prova straordinaria; il nostro popolo ha dimostrato grande consapevolezza. Il confronto tra la compostezza e la dignità di questi milioni di italiani e certi toni sguaiati e strumentali di alcuni esponenti politici lascia sgomenti”.
    Ricorda il voto di fiducia dato al governo. Poi parla della “commissione di studio sullo hate speech” che “non si è formata; spero che presto la commissione potrà diventare operativa”.
    Infine racconta che continuerà “a parlare in pubblico”, se ne avrà “le forze, ma non ripeterò più la mia testimonianza; da tempo sentivo che questa fase, durata circa 30 anni, doveva finire” tanto che “la nomina a senatrice a vita mi ha indotto a resistere ancora per qualche tempo”. quanto sia costato “iniziare a raccontare e poi rievocare ancora e ancora quel passato. Da fuori forse si avverte solo la fatica di ripetere sempre la stessa vicenda, ma è altro, è un logoramento psichico difficile da spiegare. C’è una Liliana di oggi, che ogni volta ricordando i fatti guarda con pena infinita la Liliana di allora. Raggiunti ormai i 90 anni, devo rassegnarmi a rispettare i limiti della mia fragilità”. 
   


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