Rimini. “Officina Betti”, intervista alla fotografa Rosangela Betti. I suoi scatti ai più grandi protagonisti del panorama artistico e culturale italiano

‘Officina Betti.’ Si chiama così il centro di gravità artistico permanente riaperto circa un mese fa, a Rimini, dalla fotografa Rosangela Betti. Una sorta di factory in cui presentare, ma soprattutto accogliere le opere dei tanti giovani artisti emergenti. Giramondo e autodidatta (come lei stessa ama definirsi), pesarese di origine ma riminese d’adozione, ha immortalato con i suoi scatti i più grandi protagonisti del panorama artistico e culturale italiano e internazionale come Giancarlo Giannini, Gian Maria Volontè, Mario Luzi, Erri de Luca Mario Giacomelli, Isabella Santacroce (sua seconda musa), Marina Ripa di Meana e Asia Argento, solo per citarne alcuni. Insomma, una vita e una carriera lunga quasi quarant’anni e che non sembra voler terminare, con al centro sempre la foto. Ma, cerchiamo di conoscere come è nata la Rosangela Betti fotografa.

Secondo te, in questa epoca così digitalizzata, la fotografia è ancora una forma d’arte?

«Sì, anche se non è più arte, perché è troppo inflazionata. Tutti fotografano tutto ed io sono ‘l’ultimo dei Mohicani’, ovvero uno degli ultimi autori che cercano di resistere a questo cambiamento».

Fotografo si nasce o si diventa?

«Non mi ritengo una fotografa. Sono un’artista a tutto tondo. Non ho mai studiato, sono un’autodidatta in tutte le mie forme di espressione e nella vita che sto percorrendo».

Chi o cosa preferisci ritrarre?

«Ho fotografato tutto lo scibile umano che odio e amo in egual misura. I miei modelli sono stati uomini, donne, transessuali e anche io sono stata la protagonista delle mie foto. Allora si chiamava self-portrait, oggi invece si definiscono selfy, di cui un famoso gallerista di NYC è molto interessato».

Tu hai conosciuto e fotografato una serie infinita di personaggi famosi. Per esempio, Giampiero Mughini ti ama, artisticamente parlando s’intende, ma qual è la qualità che i cosiddetti Vip apprezzano di più in te? Perché si sono sempre fatti fotografare con piacere da te?

«Ho sempre fotografato famosi e sconosciuti, solo perché ho avuto il piacere e la fortuna di incontrarli. Quando vedevo una persona le chiedevo se voleva farsi fotografare da me nudo e la risposta era sempre affermativa. La mia fotografia è unica, perché in molti casi poi intervengo manualmente con graffi, ci scrivo o ci dipingo sopra. Giampiero Mughini lo conosco da molti anni, è un mio estimatore e collezionista come lo è anche Roberto D’Agostino. Giampiero ama la bellezza e quindi è stato un ‘coup de foudre’ per la mia fotografia!».

Quanto ha contato per la tua carriera d’artista viaggiare in tutto il mondo e venire a contatto con culture diverse?

«Verso la fine degli anni ‘70 ero più concentrata a vedere e conoscere l’arte e gli artisti. Successivamente, mi si sono aperti gli spazi della mente, visitando gallerie e musei. Nell’ultimo anno, invece, ho capito che non c’è più nulla da vedere, perché, ormai, è tutto omologato e non mi interessano più né musei e tanto meno le gallerie».

A proposito di gallerie, da un mese circa hai riaperto l’Officina Betti. Ci vuoi spiegare di che cosa si tratta esattamente?

«È una factory. Voglio che tutti gli artisti del mondo possano collaborare con me nelle varie forme dell’arte».

Ti stancherai mai di scattare fotografie?

«Sono fra le 150 donne fotografe più importanti di tutto il mondo. Racconto storie attraverso uno scatto. Non ho mai avuto rapporti sessuali con i miei modelli, ma ho fotografato i miei amanti. La mia vita è stata molto affascinante, ma anche faticosa. Mi piacerebbe, un giorno, poter pubblicare un libro sulla mia esistenza. Comunque, per me la fotografia è tutto, è la vita e fino a che riuscirò a tenere in mano una macchina fotografica, continuerò a scattare».

Per ulteriori info: www.rosangelabetti.it

 

(Nicola Lucarelli)