Ritsos, ultimi versi nella notte

GHIANNIS RITSOS, MOLTO TARDI NELLA NOTTE (Crocetti Editore, Pp 200, Euro 16,00). ”E allora, di colpo/ capì di essere un poeta”. E’ la sorpresa forse l’elemento che più di ogni altro determina la poesia di Ghiannis Ritsos. O meglio, più che la poesia la vita. E’ affascinante riprendere in mano l’opera di questo straordinario scrittore partendo dalla fine, da quella raccolta di versi, ”Molto tardi nella notte” che nel 1991 uscì postuma. Lui l’aveva scritta a Samo, nella casa di famiglia, tra il 1987 e il 1989 con la chiara, profetica, sensazione, che si trattasse di un capitolo finale. ‘ ‘Anche se temo di non aver aggiunto niente, semmai/ di aver sottratto molto, poichè da essi traspare/ l’oscuro sospetto che questa estate/ con le sue cicale, i suoi alberi, il mare/ coi fischi delle navi nei tramonti gloriosi,/ coi barcaioli sotto i balconi al chiar di luna/ e con la sua misericordia ipocrita, sarà l’ultima”. Sarebbe stata in ogni caso l’ultima, perchè la potenza di questi versi di Ritsos è quella della notte, di un uomo che oramai è arrivato a capire che tutte le battaglie ideali sono volate con la storia e l’unica cosa che rimane è il potere dei suoi versi. Ma forse non gli basta. Scrittore prolifico come pochi altri, Ghiannis Ritson scrisse nella sua movimentata vita oltre 150 libri, che ora generosamente l’editore Crocetti nel suo corso rinnovato dopo l’acquisizione da parte di Feltrinelli va ripubblicando. E’ uscito anche il suo Quarta dimensione. Del resto il senso simbolico è forte, perchè fu proprio di Ritsos il primo libro pubblicato da Nicola Crocetti quando fondò nel 1980 la sua propria casa editrice, era Erotica. Per Crocetti, che ne aveva tradotto i versi già per altri editori, Ritsos era un simbolo, quello della libertà e della resistenza.
    Ghiannis nasce nel 1909 a Monemvasia, nel Peloponneso, in una famiglia anomala, segnata dalla follia. Lui sceglie la strada controcorrente, e dopo aver vissuto l’isolamento per tre anni a causa della tubercolosi, abbraccia la fede militante di sinistra in un paese, la Grecia, governata da dittature militari. Viene perseguitato, subisce la prigione, la deportazione in vari campi di concentramento, i suoi libri sono messi al rogo. Ma la sua vena non si esaurisce. Anzi. Forse il vigore si smarrisce in questo ultimo capitolo, quella della delusione del mondo, che cambia senza cambiare. Ma la poesia è più forte, va oltre. ”Il poeta si congeda – scrive Chrisa Prokopaki nella bella postfazione (l’introduzione altrettanto efficace è di Ezio Savino ndr) – lascia le sue ultime raccomandazioni, con la nobiltà e la segreta presunzione di chi ha sempre creduto che gli fosse stata affidata una missione preziosa. Ma la raccomandazione più preziosa è comunque la pratica stessa della parola, ch’egli esercita fino alla fine”.
    ”Ora / un calesse senza vetturino passa sulla litoranea/ e il cane randagio nero guarda il fiume/ come se conoscesse già quello che noi ci rifiutiamo di vedere”. (ANSA).
   


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