Rock is Dead, quando la musica si tinge di dark

Cosa accomuna Niccolò Paganini a John Lennon e Dolores O’Riordan? D’istinto, verrebbe da rispondere ‘nulla’. Del resto, cos’hanno da spartire uno dei violini più magici del ‘800 (e della storia della musica tutta), l’Icona – culturale e simbolica, ancor prima che musicale – dei 60-70s e l’ex leader dei Cranberries? La risposta è in quel velo d’ombra che segna gli ultimi frammenti delle vite di questi artisti, lasciando aloni d’incertezza, tuttora irrisolti, sulle ‘sceneggiature’ delle loro dipartite. È attorno a questo nucleo concettuale che si snoda il viaggio orchestrato da F.T. Sandman e Episch Porzioni in ‘Rock is Dead, il libro nero sui misteri della musica’, per Chinaski Edizioni. Oltre 450 pagine di storie, aneddoti e sì, elucubrazioni sui decessi più sentiti e chiacchierati della storia della musica.

Nelle parole degli autori, ‘[…]è una gigantesca opera sugli effetti del sistema della celebrità […]’, che ripercorre trascorsi personali provanti, spesso ai limiti della sopportazione umana, che la notorietà non lenisce, anzi, ne innesca la spirale autodistruttiva. Vite vissute oltre i limiti, apparentemente intrise di snobismo e senso di onnipotenza, in un divismo ostentato che, spesso e volentieri, è soltanto la fatua armatura eretta a difesa di un animo fragile, tormentato e nella perenne inconsapevolezza del proprio posto nel mondo. Ne emerge una raccolta di storie a tinte… noir, che gli autori ricostruiscono con dovizia, prestando particolare attenzione proprio al fiume di congetture e teorie alternative che hanno tenuto banco nei diversi post mortem: da Kurt Cobain, ufficialmente suicida per un colpo di fucile autoinflitto, ma la cui scena del crimine regalò dettagli e sfumature che alimentarono ipotesi più affini all’omicidio – su tutte, la generosa dose che si concesse quella notte, che per molti gli avrebbe impedito persino di sollevare il fucile e premere il grilletto – al giallo della morte di Michael Jackson (su cui pesa come un macigno la figura del Dott. Murray e il suo piano nutrizionale a base di efedrina e benzodiazepine), fino a Mia Martini, la cui autopsia ratificò un’overdose, referto mai accettato dalla sorella Loredana, che accuserà a più riprese il padre delle due, complice un lungo passato di violenze domestiche.

Nel testo c’è spazio anche per i tanti, celebri aneddoti ai confini della metafisica: dal famigerato Club 27, termine giornalistico che identifica il filone di cantanti deceduti a 27 anni – tra cui, oltre al già citato alfiere del Grunge, figurano Jim Morrison, Jimi Hendrix e, in tempi più recenti, Amy Winehouse – che alcuni, probabilmente groupie di Kafka, ritennero i bersagli dell’ipotetico progetto Monarch, uno dei tanti scenari cospirazionisti attribuiti alla CIA. Come dimenticare, poi, i teoremi controcorrente sulla scomparsa di Bob Marley, che non favoleggiano tanto sulle cause della morte, innegabilmente dovuta ad un carcinoma cerebrale, ma sulle origini della patologia tumorale, secondo alcuni innescata dalla puntura di un ago infetto (?) nascosto in un paio di stivali regalati a Tuff Gong indovinate da chi? Da un agente della CIA, ovvio.

In questa spirale grottesca, era d’obbligo citare l’affiliazione demoniaca di Paganini, alimentata da una maestria nel violino così stupefacente da sembrare irreale, al punto che molti si convinsero di aver visto il diavolo guidargli l’archetto. Non che le vicende personali contribuirono a dissipare le voci: congenitamente affetto da una malattia che ‘nessuno sapeva diagnosticare’ (in un’epoca non proprio all’avanguardia nella diagnostica, non soprende l’incapacità di identificare la sindrome di Marfan), non fece alcuno sforzo per celare la sua spiccata propensione per il macabro e la necrofilia. Poi, in una surreale cornice in cui la profezia auto avverante sembra fondersi alla legge di Murphy, la salute peggiora, regalandogli una tosse cronica che, complice la vita lasciva dell’artista, fu scambiata per la spia di una latente sifilide – che, apriti cielo, all’epoca era ‘curata’ con ingenti dosi di mercurio. Il risultato? Spasmi muscolari, tremori, seri problemi alla vista e una colorazione che dal pallido dei tempi migliori (si fa per dire) vira su spettrali tinte grigiastre. Come non credere che fosse, davvero, l’incarnazione del demonio?

Dunque, buon viaggio nei chiaroscuri di oltre 70 artisti di varie generazioni ed epoche, che risveglierà emozioni d’altri tempi, arricchirà il vostro bagaglio di aneddoti e, non ultimo, vi (ri)avvicinerà a pezzi iconici del passato. PS: ma Elvis, è davvero morto? Nel dubbio, chiedete di Orion.


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