Roma, Michela l’addetta alle pulizie: “Lasciata a casa dopo 10 anni di contratto a tempo indeterminato”

Michela Corda ha 48 anni e vive a Roma: per dieci anni ha lavorato come addetta alle pulizie nelle scuole della capitale, impiegata presso una cooperativa in subappalto. Per lei oggi non è festa. Da febbraio è a casa senza lavorare, in stand by: non rientra nel decreto con cui il ministero ha stabilizzato addetti alle pulizie e bidelli delle scuole che lavoravano per cooperative e aziende esterne.

Sono rientrati in 12mila ma Michela è fra i 4mila esclusi, di cui almeno mille a Roma. Ora sono senza lavoro, senza sussidi e senza prospettive, spesso donne precarie da anni e con figli a carico: la chiamano macelleria sociale.


“Avevo il contratto a tempo indeterminato e da 10 anni era in attesa di essere internalizzata, in pratica diventare impiegato pubblico. Ma il decreto approvato prima del coronavirus ci ha escluso. Ora sono in regime di sospensione e molte di noi hanno ricevuto le lettere dalle cooperative per cui lavorano per recarsi a lavorare da una città all’altra del paese per poche ore di lavoro. Ma al tempo stesso non vogliamo lasciare il posto perché abbiamo paura di non prendere la Naspi. Tra noi c’è chi ha contratti rinnovati da anni: avremmo manifestato in piazza se non ci fossero le restrizioni”.
 


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