Roma, Paolo il lavoratore stagionale all’aeroporto: “A casa per il coronavirus, senza cig e certezze”

“Da 10 anni lavoro in aeroporto come stagionale. Dovevamo rientrare adesso, chissà quando se ne riparla. Sono preoccupato, ho 39 anni, un affitto e aspetto un figlio a luglio”. Paolo Chialina, di Ostia, inizia a lavorare al Da Vinci nel 2008 con la Flightcare: pulizia aerei, carico e scarico bagagli e altri servizi.

“Poi ho continuato con altre aziende sempre come stagionale”, racconta Paolo. Contratti in genere di 6 mesi, a volte 4 o 5. Il resto dell’anno con la Naspi, il sussidio di disoccupazione, e un occhio al telefono. L’ultimo contratto di Paolo è scaduto il 30 ottobre, la chiamata doveva arrivare qualche giorno fa, con l’inizio dell’alta stagione che dura fino a ottobre.


Ma il coronavirus ha bloccato tutto chissà per quanto, con la crisi del trasporto aereo e le incertezze della ripartenza. Paolo non ha cassa integrazione perché formalmente fuori contratto: rimane la Naspi ma non basta, i mesi di contratto sono troppo pochi.

“Rimane solo un mese di Naspi – spiega – stiamo in affitto a 600 euro al mese, a luglio aspetto mio figlio e la mia compagna lavora nel settore aeroportuale a tempo indeterminato ma part time. Non sappiamo come fare una volta finita la Naspi. Ho 39 anni e non so come trovare un altro lavoro”. E come lui ce ne sono migliaia.      
 



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