Romagna. Dipendenza da gioco, i dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli

Secondo i dati elaborati dalla Agenzia delle dogane e dei monopoli, Cesena, 96.589 abitanti con un reddito pro capite pari a 20.058 euro, nel 2016 ha ‘scommesso’ 87,67 milioni in giocate complessive tra videolottery e new-slot, le macchinette presenti nei bar, tabaccherie e nelle sale da gioco: per l’esattezza i cesenati hanno scommesso 907 euro a testa.  A Cesena si contano 605 apparecchi, per un totale di 6,3 macchinette ogni 1000 abitanti. Risultato che pone il capoluogo in posizione più virtuosa se paragonata a Cesenatico, Forlì, Rimini e Ravenna.

Il centro meno virtuoso è in assoluto Cesenatico, dove finiscono nella fessura delle 311 macchinette 56,65 milioni di euro per un totale di ben 2.197 euro a testa, più del doppio rispetto a Cesena. A Rimini si giocano 1055 euro a testa, si spendono 157,23 milioni con 1154 apparecchi; a Ravenna, dove le videolottery e slot sono 1502, la spesa a persona è di 1030 euro, per un totale di 163,85 milioni di euro inghiottiti dalle macchinette; mentre a Forlì, dove il numero degli apparecchi scende a 727, gli indicatori delle giocate pro capite ammontano a 940 euro per un totale di 110,92 milioni di euro spesi nel 2016.

“Tra i giocatori più accaniti, molti uomini tra i 18 e i 50 anni – spiega la psicologa dell’associazione ‘In-se’, Chiara Pracucci – , per lo più diplomati. La caratteristica di partenza di chi inizia a giocare è spesso la solitudine: si gioca per provare quella sensazione di adrenalina e non si smette più, il gioco diventa una dipendenza e una malattia, si dicono bugie e aumentano i debiti”.

“Se uno è consapevole dei rischi legati al gioco – spiega il direttore della sala Bingo Cesenatico, Luca D’Altri – si approccia in maniera diversa. E’ dovere morale degli operatori far capire ai giocatori che c’è un rischio. Il gioco se limitato non è un problema, è l’abuso del gioco che crea problemi”.

 

Carmela Vigliaroli

cvigliaroli@giornaledelrubicone.com