Sarsina. La comunità piange Giuseppe Giorgi, per tutti Pinetto di Pagno

A ricordo di Pinetto di Pagno.
Si è spento, sabato scorso, Giorgi Giuseppe da tutti chiamato “Pinetto”; anzi: Pinetto di Pagno: indivisibili le due cose. Non si può dire Pagno senza dire Pinetto, e viceversa. Voglio ricordarlo con alcuni pensieri sparsi.
Nato alle Cossure (ubicate molto sotto la chiesa parrocchiale di fronte a Sausa), vi ha passato tutta la sua vita, nel lavoro prima in campagna poi come dipendente comunale di Sarsina, prima con i genitori poi single.
Un tassello in meno per la comunità, ormai decimata, di Pagno. Dal 1997, quando da ragazzetto salivo spesso a prestare servizio suonando l’harmonium, c’erano ancora tante famiglie, la casa Leonardi ancora piena; la famiglia Cangini che, risiedendo alla chiesa, la teneva custodita e vigilava. Dalla seconda metà degli anni ’80 fino al 2000 si sono celebrati tanti matrimoni di ragazzi e ragazze del posto, che animavano la Messa, e hanno tutti lasciato Pagno andando ad abitare per lo più a Sarsina o Romagnano. Fino al 2009 si celebrava la messa ogni domenica, al pomeriggio; poi una volta al mese; poi 3-4 volte l’anno nelle feste locali.
Ora, dopo la “partenza” di Pinetto, restano nella frazione di Pagno solo 2 famiglie (Peruzzi Vicinio e Fabbri Domenico) con 2 chiese in buono stato; la mentalità e la parlata di Pagno, pur vicino a Sarsina, respira e ingloba il mix di 3 culture: Sarsina, la zona di Sant’Agata e la zona montana di Tavolicci e oltre. Il respiro di tre regioni.
Nella foto, che facemmo alla festa del settembre 2018, si vede il giovane sindaco di Sarsina insieme a Pinetto, che mostra una foto in grande dove è dichiarato “Sindaco di Pagno” con tanto di fascia: di fatto, questo era. Un riferimento per la frazione e la comunità e per questo vogliamo ricordarlo.
Classe 1944, quando la piccola scuola di Pagno venne chiusa nel 1978, la acquistò e vi si stabilì, un posto certamente più accessibile rispetto alle Cossure.
Innamorato della storia del suo paese, mi ha raccontato tanto; di quando la gente di Pagno, a piedi, ogni giorno andava a lavorare in miniera a Perticara; quando, essendoci la festa, veniva la Banda da fuori e il pullman arrivava nella strada di Sant’Agata; poi salivano a piedi a Pagno portando gli strumenti; e ogni componente della Banda veniva ospitato per la notte in una famiglia della parrocchia.
Pinetto era molto attento alle “sue” chiese, geloso del suo patrimonio. Soffrì quando le due chiese, con il vento Post-Conciliare, vennero trasformate togliendo altari antichi, che ancora oggi si trovano in soffitta.
Con lui, e gli altri abitanti delle frazioni vicine mi sono dovuto conquistare la fiducia: i “montanari” sono così. Io venivo dalla “città”, da Sarsina, e fin da ragazzino ho sentito la bellezza di tenere vive e animare le frazioni circostanti, come anticipando di 20 anni il discorso attuale sulle Unità Pastorali; Pinetto ha capito che avevo nel cuore Pagno e per questo poi si è tanto collaborato. Ricordo quando, avendo comprato negli anni ’80 due grandi trombe per diffondere musica che poi non aveva più usato, me le regalò e le usai nelle feste delle altre parrocchie; ora le uso sul campanile della chiesa di Villachiaviche e quando suonano mi viene in mente Pagno e Pinetto.
Custode del vicino oratorio, dove martedì 13 luglio si terrà la messa esequiale alle ore 16.30, si vantava della preziosa chiesetta, rimessa a nuovo nel 2009 con cospicuo intervento della parrocchia di Sarsina e personalmente del parroco don Renzo.
Tra le sue foto, una ritrae un gruppo di giovani di Pagno negli anni ’60, quando ancora c’era il parroco don Paolo Raggi, andato in missione in Kenya nel 1969: era la corale di Pagno, in gita. Fa sorridere oggi, e stringere un po’ il cuore guardando il presente: pensare che a Pagno ci fosse una corale. Anno scorso, sapendo che Pinetto aveva foto sia di famiglia ma anche di alcuni momenti della parrocchia, portai a casa sua uno scanner e presi tutte le immagini che conservo gelosamente. In una di queste, del 1953, si vede una piccola recita, (dove si parlava di coscienza: o segui l’angelo buono, o il diavolo) fatta in via 4 novembre, di fronte alla casa di Serra. Era un concorso diocesano dove erano invitate tutte le parrocchie della Diocesi di Sarsina (anche qui: a pensarci oggi è fantascienza); Pinetto vi partecipava insieme ai bambini di Pagno.
La festa della Madonna era tutto; organizzatore che coinvolgeva i pochi abitanti ma anche gli ex parrocchiani, che sempre generosi partecipavano ad allestire tutto: era una festa partecipata da centinaia di persone fino a due anni fa, prima del Covid. Fino a pochi anni fa, con i pochi residenti si recava nelle case di Pagno cantare la Pasquella, con un’atmosfera, ci mostrano le foto, genuina d’altri tempi.
Di frequente, Pinetto accompagnava anziani della comunità a fare visite in ospedale, o gli portava la spesa; mi raccontò che, dovendo un signore andare in ospedale, lo invitò a casa sua a fare il bagno e prepararsi al ricovero. Appuntamento fisso era la messa della domenica mattina a Sarsina (che frequentava da decenni) e il mercato del martedì, che in pochi anni ha purtroppo dimezzato i suoi frequentatori.
Una decina di anni fa venne portato nel museo a Sarsina, dove è ancora, il bel crocifisso del ‘500, di stile arabesco, di Pagno molto interessante; venne portato via per salvarlo dal furto; Pinetto un po’ brontolò, ma poi capì la motivazione del trasferimento.
Oltre dieci anni va, feci personalmente l’impianto di microfoni nella chiesa parrocchiale che ne era sprovvista; ci volle una giornata intera e, essendoci la neve, non era prudente che tornassi a casa in auto per poi ritornare; volle a tutti i costi che mi fermassi a pranzo a casa sua e mi invitò a mangiare i cappelletti con i funghi da lui preparati. Anche se era solo, aveva sempre visite: amici, paesani che passavano si fermavano sempre; non si poteva uscire da casa sua senza aver accettato il suo Sangiovese.
Nel maggio scorso, una domenica pomeriggio, feci uno strappo alla regola andando a fare un giro solitario nella zona di Rivolpaio; tornando per Pagno, sentii nel cuore il dovere di fermarmi per un saluto e un incoraggiamento dall famiglia Fabbri di Valbinoso e poi da Pinetto, risentiva in quel momento della solitudine e mi fermai con lui fino a sera inoltrata. Mi fece vedere le citate foto e vi tornai, apposta da Cesena, 2 giorni dopo portando lo scanner per duplicarle, come accennato sopra.
Vi tornai poco più di un mese fa, a portagli delle foto vecchie che avevo trovato su Pagno: lo trovai dimagrito e sofferente e l’impressione che mi fece, purtroppo non fu buona. Mi dissero, pochi giorni dopo la mia visita, che era stato ricoverato a Cesena al San Lorenzino; andai ma non potei entrare; allora lo chiamai per telefono per un saluto e fu per me quello l’ultimo saluto. Resterai Pinetto nel cuore di noi tuoi amici, nell’attesa di bere insieme un buon bicchiere nell’aldilà.
Bosi don Daniele