Scoppia la rivolta contro Casaleggio

Lo stato maggiore, Luigi Di Maio in testa, tesse la tela. Davide Casaleggio la disfa. Con il risultato di appiccare il fuoco della rivolta parlamentare, da mesi controllata a fatica dai big. Stavolta il casus belli è una lettera firmata dal figlio del cofondatore del M5s e indirizzata agli iscritti alla piattaforma Rousseau. Casaleggio spiega che verranno tagliati molti dei servizi del sito grillino a causa delle morosità di diversi parlamentari, che ormai da parecchio tempo hanno inaugurato lo «sciopero dei 300 euro», smettendo di versare l’obolo mensile destinato al portale. Allo stesso tempo, deputati e senatori che continuano a non restituire parte dello stipendio, hanno ricevuto un’altra lettera in cui si comunica l’avvio del procedimento disciplinare da parte del collegio dei probiviri. Due notizie che provocano uno smottamento all’interno dei gruppi di Montecitorio e Palazzo Madama, in un momento già delicato per il futuro del M5s. Le chat dei parlamentari sono bollenti. «Ci ha sputtanato come parlamentari», scrive un deputato turbato dalla minaccia del guru di diffondere i nomi degli inadempienti. Un altro «portavoce» accusa Davide per il tempismo sospetto della sua mossa: «Ha affossato il Movimento prima del voto». I sostenitori di questa teoria gli attribuiscono la volontà suicida di distruggere la creatura che non riesce più a controllare. «Sono tutti contro di lui» annota un esponente pentastellato. E anche il gruppo dei cosiddetti big è infastidito dalla reazione arrivata dal «ramo milanese» del M5s. L’ipotesi è che si tratti di una provocazione deliberata, per seppellire la pace siglata tra il «correntone di Di Maio» e i «governisti» filo-Pd vicini al premier Giuseppe Conte e a Beppe Grillo. Proprio dall’area più riconducibile al progetto di un «nuovo centrosinistra», nelle scorse settimane erano arrivate minacce di scissione. 50 deputati e senatori pronti a far saltare tutto in caso si passasse direttamente da Rousseau per la scelta della nuova leadership stellata. Di Maio ci ha messo una pezza, promettendo «un’interlocuzione con i gruppi» preliminare a un voto sulla piattaforma dopo le elezioni. E media Grillo, che, in collegamento con la conferenza stampa al Senato sul decreto Mise, dice: «Ringraziate Casaleggio, ci ha dato la tecnologia». Tra pettegolezzi e dietrologie, adesso la vulgata è che la scissione la voglia proprio l’erede di Gianroberto. «Vuole contare ancora nell’assetto futuro, altrimenti strapperà», dice una fonte qualificata. Eppure nella trattativa per il nuovo direttorio è entrato anche il nome della socia di Rousseau Enrica Sabatini, da inserire nell’organismo in quota Casaleggio.

Il contentino non basta al presidente dell’Associazione Rousseau. Che alza la posta perché teme di scomparire. «Così la frattura sarà inevitabile», dicono dal M5s. Mentre aumentano i parlamentari pronti a chiedere ufficialmente a Vito Crimi di togliere Rousseau a Casaleggio. E forse a questo punto Di Maio potrebbe stare dalla loro parte.


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