“Scuola e voto al sicuro. Tende post-terremoti se non bastano le aule”

Elezioni garantite, tensostrutture di protezione civile per integrare temporaneamente in caso di necessità gli spazi scolastici, documento dell’Oms in arrivo sull’uso delle mascherine, concertazione Ue per gestire la ripresa della circolazione del virus nel vecchio Continente. Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms e membro del Comitato tecnico scientifico, chiede agli italiani di non dimenticare intanto malati, i morti e i mesi di lockdown. «Bisogna tenere la circolazione del virus bassa e dobbiamo affrontare l’apertura delle scuole con tranquillità».

Professore, i contagi crescono.

«Sono in lenta e costante ascesa. Basta andare in spiaggia e guardarsi in giro, ci sono ammucchiate dappertutto. Tra 15 giorni un peggioramento sarà inevitabile. Ma c’è anche una discreta percentuale di casi di ritorno».

Si riferisce ai molti ragazzi andati all’estero in vacanza?

«Si sono contagiati fuori confine dove le regole sono probabilmente meno stringenti che in Italia. Per fortuna sviluppano una patologia meno grave».

Ma?

«L’impatto sui servizi sanitari è legato ai numeri assoluti. Se abbiamo 10.000 casi con l’1% di sintomatologia grave sono comunque 100 persone che richiedono 100 letti di terapia intensiva: più positivi, più casi gravi».

Però il Covid non è più un animale sconosciuto.

«Con una massiccia prevenzione sul territorio e con il tracciamento, i contagi li staniamo prima che diventino severi. Però stiamo vivendo di rendita sul lockdown più duro ed efficace messo in campo in tutta Europa».

Che sembra non ci stia proteggendo da una nuova ondata.

«Se il Covid ricomincia a circolare a gran velocità l’impegno sanitario diventa molto gravoso. E a ridosso dell’apertura delle scuole avremo sicuramente dei problemi».

Anche lei apocalittico come il professor Ricciardi?

«Ricciardi ha chiesto più rigore, anche se ha lanciato l’allarme a modo suo. Ma se il virus si diffonde entra anche nelle aule. Però la ripresa delle scuole in presenza è un dovere, non è in discussione. E ci sono molti modi per gestirla».

Per esempio?

«In Danimarca aprono le classi in modo molto soft. E tengono i figli a casa quando un genitore non lavora. Poi ci sono metodiche didattiche alternative come le lezioni nei parchi».

C’è chi suggerisce di far montare nei cortili delle scuole le tende del post terremoto.

«È una buona idea. In questo modo potremmo riuscire a garantire le distanze. In Italia ci sono tante scuole ospitate in edifici storici non flessibili. E abbiamo un quinto dello spazio fisico a disposizione dei ragazzi rispetto ai paesi nordici. Dove li mettiamo gli studenti se dimezziamo le classi?».

E come li mandiamo a scuola? C’è il tema dei trasporti.

«Con milioni di persone sui treni, bus e metro tra le 7 e le 8 del mattino va fatta una disciplina molto seria sui trasferimenti, per esempio scaglionando le entrate. Ma un preciso protocollo di uso del trasporto pubblico è già stato concertato tra Cts, governo e ammistrazioni locali».

Se le scuole riapriranno, non saranno ostacolate le elezioni, visto che per votare entreremo nelle aule scolastiche?

«La procedura elettorale è ben gestita, non ci sono problemi per le elezioni. Inoltre, i votanti sono già identificati dalla scheda elettorale, non serve neppure un tracciamento preciso. Il Cts ha avuto un lunghissimo dialogo con il Viminale e c’è un protocollo puntuale da seguire. Le elezioni sono un rischio come ogni evento pubblico, ma perfettamente sostenibile».

Se la situazione peggiora, dopo le discoteche, toccherà ai ristoranti e ai bar abbassare le saracinesche?

«La maggior parte di questi esercizi rispetta le regole in modo rigoroso. Non bisogna fare di tutt’erba un fascio. Vanno però incentivati i controlli e ogni Regione può fissare sanzioni pecuniarie pesanti per chi sgarra. Il pericolo è chiudere tutto un settore per colpa di pochi irresponsabili. Se peggiorano le cose, l’Inail e i medici competenti utilizzeranno i Codici Ateco per valutare le attività più a rischio».

L’Italia però è quella che sta meglio nella Ue.

«Nella Ue, come nel resto del mondo, valgono i regolamenti sanitari internazionali dell’Oms. Ogni paese deve potersi fidare del vicino».

Ma chiediamo il tampone a chi arriva dalla Spagna e non a chi arriva dalla Francia.

«La Spagna è una destinazione di vacanza privilegiata dagli italiani e i contagi si sono innalzati da settimane. Quanto alla Francia, dopo le schermaglie con l’Inghilterra, non vogliamo assistere a giochi politici, economici e ripicche. Ora serve una programmazione congiunta, una concertazione europea in nome della sicurezza».


Fonte originale: Leggi ora la fonte