Solimine “uno Strega diverso ma non in tono minore”

Sarà “un’edizione diversa, ma non in tono minore” quella del Premio Strega 2020 come ha annunciato il presidente della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimine, oggi alla presentazione della serata finale, il 2 luglio. Nessuno spostamento di location, la proclamazione del vincitore sarà al Museo Etrusco di Villa Giulia ma “utilizzeremo in modo diverso lo spazio che sarà purtroppo senza pubblico” ha spiegato Solimine che ha letto un messaggio del presidente dello Strega Alberti, Giuseppe D’Avino, trattenuto a Benevento.

Come previsto dai protocolli sanitari non potranno essere più di 80 le persone alla serata finale che sarà trasmessa in diretta su Rai3 con la conduzione di Giorgio Zanchini e ospite speciale Corrado Augias. Come una volta, il tavolo della giuria e la mitica lavagna dove vengono segnati i voti, saranno spostati sulla balconata del Ninfeo. “Lì il premio si è svolto dal 1953 al 1962. Poi con la crescita dei giurati è stato necessario occupare il giardino della Villa” ha spiegato il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi. Ci saranno come sempre i tavoli, solo lnela prima parte del giardino e le interviste tv ai finalisti saranno fatte alla Loggia. Ma oltre alla location, la corsa finale dello Strega nell’era della pandemia parte già speciale con una sestina in corsa anzichè una cinquina, che ha visto l’ingresso di Jonathan Bazzi e il suo ‘Febbre’ (Fandango Libri), in applicazione della clausola di salvaguardia del 2015 (art. 7) che prevede il ripescaggio del primo autore pubblicato da un piccolo o medio editore, se non è compreso tra i primi cinque.

Non è la prima volta, l’ultima è stata nel 1999, che allo Strega arriva in finale una sestina. Era accaduto per un ex aequo al quinto posto della prima votazione anche nel 1953, 1960, 1961, 1963 e 1979 e 1986. Ma finora non era mai stato applicato l’art. 7 del nuovo regolamento di voto. Nella sestina, guidata dal superfavorito Sandro Veronesi, con 210 voti, c’è anche l’ex aequo tra due autori Einaudi, Gianrico Carofiglio e il suo ‘La misura del tempo’ e Valeria Parrella con ‘Almarina’, entrambi con 199 voti. Li seguono Gian Arturo Ferrari con ‘Ragazzo italiano’ (Feltrinelli), 181 voti e Daniele Mencarelli con ‘Tutto chiede salvezza’ (Mondadori), 168 voti, vincitore del Premio Strega Giovani 2020 con cui arrivano a tre gli autori del Gruppo Mondadori.

Questa edizione dal sapore un pò retrò sarà anche l’occasione per “ricordare personaggi importanti che ci hanno lasciato” ha spiegato Solimine. “II pensiero di tutti è rivolto alla recente scomparsa del grande editore Luigi Spagnol” ha sottolineato Petrocchi. “Il 2 luglio nella diretta tv parleremo di come i media raccontano i libri e con Corrado Augias affronteremo il tema di come sono capaci di dar voce alla contemporaneità, l’11 settembre, la crisi economica, il Covid 19. Faremo un omaggio agli scrittori del passato con un’attenzione particolare ad Andrea Camilleri” ha detto Zanchini che con Solimine è autore de ‘La cultura orizzontale’ (Laterza). Morto il 17 luglio 2019, “Camilleri ha partecipato due volte allo Strega negli anni Novanta – ha ricordato Petrocchi – prima del primo Montalbano, con fortune non brillanti che si è ricordato nel tempo”. Per la prima volta al museo etrusco di Villa Giulia, Bazzi dice che “pensava fosse molto più grande lo spazio. La tv fa sembrare tutto gigantesco”. Veronesi gufa perchè ci sia la pioggia alla finale come è eccezionalmente successo nel 2016, quando ha vinto lo Strega con ‘Caos calmo’ e parla di questa come di “un’edizione memorabile in cui c’è una sestina con ‘Febbre’ di Bazzi che cito nel ‘Colibri come un libro da consigliare ai giovani e in cui ci sono due editori, Fandango e La nave di Teseo, che ho contribuito a fondare”.

La Parrella, unica donna finalista, ha voluto ricordare la morte dell’attivista egiziana Sara Hegazy. Carofiglio ironizza e ribadisce “interpreto tutto questo come un gioco che si fa molto seriamente. Quest’anno il livello dei libri in finale è davvero alto”. Ferrari, temuto e potente editore, per molti anni in Mondadori, “temo – dice – di essere il più vecchio sia anagraficamente che streghescamente. Ho messo piede per la prima volta a Villa Giulia nel 1984 quando vinse Pietro Citati e non ne ho perso mai uno” Mencarelli, felice dello Strega Giovani dice che “la scorsa settimana si è realizzato un sogno meraviglioso”. 


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